Sono sempre di più i siti e-commerce di aziende che importano gli pneumatici da altri Paesi della zona euro sfruttando il meccanismo del “reverse charge”. Ecco come evitare sorprese con il fisco italiano.

Quello degli pneumatici online è un mercato in forte crescita e districarsi tra i vari siti non è facile. Soprattutto perché spesso si finisce con l’avere una fregatura. La prima cosa da tenere a mente è evitare di incappare in gravi conseguenze con l’Agenzia dell’Entrate.

Sono sempre di più, infatti, i siti e-commerce di aziende che importano gli pneumatici da altri Paesi della zona euro sfruttando il meccanismo del “reverse charge”, che comporta un risparmio dovuto al mancato pagamento dell’Iva da parte di chi acquista ma che rappresenta di fatto un illecito.

Chi vende online deve sempre emettere fattura, anche nei confronti dei privati. Una necessità per le transazioni economiche lecite (il versamento dell’Iva) che è anche una tutela per il consumatore, in quanto garanzia sul prodotto.

Per accertarsi che questo avvenga, è sufficiente leggere le condizioni generali di vendita che ogni e-commerce di pneumatici è obbligato a pubblicare e controllare se ci siano frasi ambigue, tese a nascondere l’intento evasivo.

Ricevere la fattura è importante, inoltre, perché è tramite la fattura che si può avere conferma del versamento del PFU e quindi esser certi di non dover pagare ulteriormente per lo smaltimento dei vecchi pneumatici. In Italia, infatti, nel prezzo del pneumatico è compreso il Contributo Pneumatici Fuoriuso (PFU), avvero il contributo per lo smaltimento dei pneumatici che non sono oggetto di ricostruzione o successivo riutilizzo.

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Grazie a questo contributo, ogni rivenditore di gomme s’impegna a ritirare gratuitamente gli pneumatici che non possono essere più riparati né rigenerati e consegnarli ai consorzi che si occupano del loro smaltimento, nel rispetto dell’ambiente e delle norme che regolano il riciclo.

Questi consorzi sono enti senza scopo di lucro, presenti in maniera capillare su tutto il territorio. Uno dei più famosi è Ecopneus che, come altri consorzi, impone ai produttori e agli importatori degli pneumatici di ritirare un quantitativo di gomme di pari peso a quante ne sono state immesse sul mercato l’anno precedente.

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