Vittima otto giorni fa di un incidente mentre si trovava alla guida di un quad a Ibiza, Angel Nieto (70 anni) non ce l’ha fatta. Ricoverato in terapia intensiva al policlinico “Nostra Signora del Rosario” dell’isola spagnola, le condizioni sono peggiorate improvvisamente nella notte, ma erano apparse da subito gravi nonostante si fosse fatto largo un certo ottimismo.

Fino a ieri si valutava se far uscire Nieto dal coma indotto, poi il peggioramento nella notte e il ricovero d’urgenza per un “brusco aumento della pressione intracranica”. L’operazione, purtroppo, non è bastata per salvargli la vita. Angel Nieto sarà sempre ricordato come un grande campione delle moto e per il numero di titoli vinti, 13 o come preferiva dire scaramanticamente lo stesso Nieto 12+1, secondo solo all’inarrivabile Giacomo Agostini (15 titoli iridati).

Nato a Zamora il 25 gennaio 1947, Angel Nieto Roldan è sempre stato considerato il re delle piccole cilindrate. Il suo esordio è avvenuto in sella a una Derbi 50 cc, nel GP di Spagna del 1964 sul circuito del Montjuich. Dopo aver conquistato il titolo spagnolo nel 1967 passò al motomondiale, diventando il più giovane pilota a conquistare il titolo in classe 50 cc, vincendolo poi per ben 6 volte (‘69, ’70 e ’72 con la spagnola Derbi, nel ’75 con Kreidler e nei due anni successivi su Bultaco); sette i titoli in classe 125 (1971 e ’72 su Derbi, nel 1979 e ’81 sulla Minarelli e nei tre anni successivi con Garelli). In totale, ha vinto 90 gran premi, 27 in classe 50 cc, 1 nella 80 cc e 62 in 125. A lui è intitolata una curva del circuito di Jerez.

“Sono distrutto – il commento dell’amico Giacomo Agostini ed è ancora più doloroso perché avevo sentito il figlio ieri e ci eravamo illusi che stesse migliorando. Avevamo cenato insieme non più di un mese fa, nella mia casa di Jerez de la Frontera, progettavamo un evento. Ora è tutto finito. Angel mi diceva sempre che mi aveva preso a modello, voleva vedere come organizzavo la mia vita sia sportiva che non. Come mi comportavo con gli sponsor. Eravamo davvero legati”.