Il primo “instatour” in assoluto organizzato da un web magazine di auto, al fianco di Instagramers Messina e lamelablog, alla scoperta delle eccellenze e tipicità enogastronomiche del territorio messinese, attraverso luoghi suggestivi e scenari unici.

Foto @fralgeri
Foto @fralgeri

Durante le ormai lontane vacanze natalizie ci siamo fatti un regalo: un “instatour” della provincia di Messina a bordo della Citroen C4 Cactus e al fianco di Instagramers Messina e lamelablog.

L’instatour “Alla scoperta dei sapori messinesi”  – il primo in assoluto nel suo genere organizzato dalla community Instagram @igers_messina, che abbiamo raccontato sui nostri profili social con gli hashtag #DiscoverC4Cactus, #igersmessina e #instatourmessina  ci ha permesso di andare alla scoperta di alcune eccellenze e tipicità enogastronomiche del territorio, portandoci in luoghi suggestivi e unici. Punto di partenza, il capoluogo Messina.

Dal Duomo di Messina, al cui interno trova posto il secondo organo a canne più grande d’Italia (il primo è quello del Duomo di Milano) e il cui campanile contiene un magnifico orologio animato considerato tutt’oggi il più grande e complesso orologio meccanico e astronomico del mondo grazie ai suoi 45 metri di altezza e 54 automi, ci siamo mossi in “direzione mare” per assaporare le prime tipicità messinesi: il pesce spada e le cozze.

La pesca del pesce spada a Messina è un’arte antichissima, che si tramanda di padre in figlio da oltre 2.000 anni. Per la caccia che avviene nello stretto di Messina si utilizza ancora oggi la tipica imbarcazione denominata feluca, la stessa usata dagli antichi greci. Anche la coltivazione delle cozze, nei laghetti di Ganzirri, è parte della cultura messinese e la produzione è così nota che quelle di Messina sono considerate le cozze migliori di tutta la Sicilia (e conosciute come “cozzole” di Messina).

DAL MARE ALLA MONTAGNA
Messina è una città “compressa” tra mari e monti, un po’ come Genova – il “legame” tra le due città si nota anche da un’altra cosa: un tipico cognome di Messina è Genovese – e per raggiungere i 1.000 metri d’altezza non ci vuole molto.

Noi però siamo andati oltre i confini della città, nella zona dei monti Nebrodi, dov’è possibile trovare il suino Nero dei Nebrodi, una razza autoctona italiana di maiale il cui allevamento nel territorio nebroideo ha origini antiche: resti fossili e documenti testimoniano la presenza di questi animali fin dal periodo della dominazione greca e cartaginese.

Nella nostra “scalata” dei Nebrodi siamo passati da Sinagra, piccolo centro medievale tra il verde intenso dei noccioleti (altro prodotto tipico della zona, infatti, è la nocciola) e lo scrosciare di acque cristalline, dove frammenti di storia millenaria convivono con l’inevitabile modernità e che per le sue peculiarità si è conquistata l’appellativo di “perla dei Nebrodi”.

Salendo di quota, è possibile riuscire ad ammirare il mare, con tanto di vista sulle isole Eolie, e destreggiarsi tra i “tholos” (o cuburri), antichissime testimonianze architettoniche risalenti all’era megalitica. Non lontano dai percorsi dedicati ai “tholos”, invece, si trova Floresta, una tappa del nostro instatour che non ci siamo lasciati sfuggire: con i suoi 1.275 metri d’altezza è il comune più alto di tutta la Sicilia.

Il pungente clima di montagna di fine dicembre ci ha quindi accompagnato nella vicina Ucria, per una sosta-pranzo in una tipica, piccola trattoria a base di castrato alla brace, piatto tradizionale della cucina nebroidea, e altre prelibatezze rigorosamente “home made”.

MILAZZO E UN BUON ROSSO
Scendendo dai Nebrodi e avvicinandoci nuovamente al mare abbiamo fatto tappa a Milazzo, dove per scattare qualche foto alla C4 Cactus abbiamo scelto la migliore delle scenografie, il castello della città che sovrasta il borgo antico e che grazie agli oltre 7 ettari di superficie e quasi 14.000 metri quadrati coperti è il castello più grande della Sicilia. Sorge sui luoghi dei primi insediamenti greci, romani, bizantini e musulmani. Un luogo ricco di storia. Anche della storia d’Italia: qui nel 1860 i garibaldini sancirono la cacciata definitiva dei Borboni dalla Sicilia.

Dopo la full immersion di storia a Milazzo, tappa successiva del nostro instatour è stata una buona cantina di vino rosso. A Rodia, antico borgo marinaro che si affaccia sul mar Tirreno, abbiamo fatto visita alla cantina Soprano di Sindaro, piccola azienda vinicola a conduzione familiare che sorge a un centinaio di metri sul livello del mare. Qui, l’azienda produce due rossi: il Cinquerossi IGP e il 13 Faro DOC. E sorseggiarli con una incantevole vista sulle Eolie non ha prezzo!

SUA MAESTÀ DON MINICO
Tappa conclusiva del nostro instatour a bordo della Citroen C4 Cactus in compagnia di Instagramers Messina e lamelablog non poteva che essere un mito del messinese: Don Minico. Da oltre 60 anni, sui monti Peloritani all’incrocio delle famose “Quattro Strade” si consuma un’esperienza gastronomica di culto: il “panino alla disgraziata” (e Don Minico aggiunge in dialetto messinese: “si vuliti moriri di morti naturali”, ovvero “se volete morire di morte naturale”).

Il panino alla disgraziata, che altro non è che il tipico “pane cunzato” messinese, è stato capace di conquistarsi il rispetto delle massime istituzioni, anche europee, che ne hanno sancito ufficialmente l’importanza culturale. In particolare, un decreto del Ministero delle Politiche Agricole e Forestali nel 2003 ha inserito il panino alla disgraziata di Don Minico tra i prodotti nazionali della tradizione. E voci di corridoio ci dicono che Don Minico andrà a rappresentare Messina ad Expo 2015.

Ma di cosa parliamo quando diciamo “panino alla disgraziata”? Il pane è quello di casa tipico siciliano, di grano duro e di impasto solido e fragrante. All’interno troviamo il famoso “misto alla disgraziata”: melanzane, carciofi, pomodori secchi, capperi, origano, peperoni sott’olio, formaggio, salame, aglio, olio, basilico e sedano. Non mancano “alivi scacciati” (olive schiacciate) e a richiesta del sano peperoncino.

Da dove arrivano i prodotti? Ortaggi e verdure arrivano dalla tenuta della famiglia Mazza (proprietari del locale) sull’isola di Filicudi. Salame e formaggio provengono dalle zone di eccellenza del messinese, soprattutto dai Nebrodi, a dimostrazione delle eccellenze culinarie che il territorio di Messina è in grado di produrre.

Altre foto del nostro “instatour” le potete trovare su Instagram, Twitter e Facebook cercando gli hashtag #DiscoverC4Cactus e #instatourmessina.

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