Bruxelles – Il testo del piano per salvare Alitalia sbarca a Bruxelles, che lo analizzerà per appurare che sia in linea con le norme europee. E mentre Filt-Cgil va all’attacco, nonostante le rassicurazioni del governo su come smaltire gli esuberi, la Commissione europea non si sbilancia in attesa di studiare il materiale. Intanto è atteso per giovedì
l’esame in Consiglio dei ministri di un decreto legge e un ddl delega per la gestione delle crisi aziendali, provvedimenti attesi da tempo che permetteranno di modificare la legge Marzano e procedere all’operazione per il salvataggio di Alitalia. Intanto alcune compagnie concorrenti gridano allo scandalo. Quattro vettori e un tour operator hanno recapitato a Bruxelles i loro rilievi sulla vicenda, nel quadro dell’indagine formale Ue aperta per il sospetto che i 300 milioni di euro varati dal governo per Alitalia, poi convertiti in patrimonio, non siano compatibili con le norme Ue sugli aiuti di stato. Osservazioni firmate da British Airways, Ryanair, Sterling Airlines, Neos e dall’associazione europea delle agenzie di viaggio e dei tour operator. Al momento Bruxelles non esprime ufficialmente commenti sul piano di salvataggio, ma alcuni aspetti suscitano già qualche timore. Richiederebbe infatti una valutazione più attenta la creazione della bad company: se fosse infatti il governo a farsi carico delle passività a essa destinate l’operazione rischia di configurarsi come aiuto di Stato. Non solo, sul fronte della nuova Compagnia aerea italiana, va assicurata una cessione degli asset a prezzi di mercato o anche in questo caso si rischierebbe la violazione delle norme Ue.
Intanto sul fronte è polemica, nonostante le rassicurazioni del governo. Matteoli ha detto che nessuno <<sarà lasciato per strada>>, ma il sindacato attacca: <<Pretendiamo chiarezza e il necessario confronto – afferma in una nota il segretario generale Filt-Cgil, Franco Nasso -. Le dichiarazioni degli esponenti del governo non sono per nulla rassicuranti. Sembrano trascurare la complessità della realtà occupazionale del gruppo Alitalia>>. Critiche anche dal Pd. <<Sulla vicenda Alitalia  – ha detto il ministro ombra alle Infrastrutture, Andrea Martella – siamo di fronte a un vero e proprio bluff del governo Berlusconi. Si sono persi dei mesi e la soluzione che adesso si profila costerà ai contribuenti italiani e al Paese molto di più di quanto non sarebbe costata con Air France>>. Sul piede di guerra anche il Codacons che è passato alle vie legali per rispondere <<all’arroganza di Governo e imprenditori>> e contrastare la soluzione ipotizzata per il salvataggio di Alitalia. Dal giorno del suo ingresso in borsa, nel maggio del 1986, fino alla sospensione dalla quotazione, lo scorso 3 giugno, il titolo Alitalia ha bruciato il 98,5% del proprio valore. Circa 30.000 piccoli azionisti rischiano di vedere azzerato il loro investimento in Alitalia. Il ministro dell’Economia Giulio Tremonti assicura: <<I piccoli risparmiatori saranno tutelati>>; gli fa eco l’economista Giacomo Vaciago: <<bisogna riservare una parte del capitale della nuova Alitalia anche ai vecchi azionisti della compagnia>>.
Anche Michael O’Leary, a.d. di Ryanair, si mostra scettico sul salvataggio della compagnia di bandiera messo a punto dal Governo. <<Silvio Berlusconi  – dice – sta facendo un rifinanziamento ad Alitalia che non funzionerà finchè non verrà venduta ad Air France o al mercato. Il problema dell’Alitalia è quello di tutte le compagnie aeree gestite dal Governo o con l’interferenza del Governo. All’Alitalia serve un management che gestisca i dipendenti per il bene della compagnia aerea, anzichè l’attuale continua battaglia sul futuro della società che vede lavoratori e governo l’uno contro l’altro>>. (ore 09:30)