Il piano di salvataggio di Alitalia arriva oggi sul tavolo di confronto tra Governo e sindacati, con tempi strettissimi per un accordo.
E il Presidente del Consiglio avverte: «era assolutamente prevedibile che ci fosse bisogno di qualche sacrificio. Stiamo vedendo con i sindacati, ma sono convinto che non potremo insieme fare altro che dire si all’unica soluzione possibile». Silvio Berlusconi ribadisce: dire no a questo piano «vorrebbe dire la chiusura di Alitalia, la perdita del lavoro per ventimila persone ma soprattutto la fine di una compagnia di bandiera necessaria per un paese come il nostro». «Era difficile – osserva il premier – trovare i capitali e lo abbiamo fatto; era difficile trovare imprenditori che fossero i migliori e li abbiamo trovati; era difficile – conclude – fare un piano industriale che garantisse una società in attivo e l’abbiamo fatto». Sulla questione Alitalia è nuovamente intervenuto anche il sindaco di Milano, Letizia Moratti, che in un’intervista ha sottolineato come il piano così come è stato pensato non funzioni. «Ridimensionare Linate sarebbe accettabile solo se Malpensa fossse un hub – ha detto Moratti – mentre nel piano Alitalia non è previsto nessun aeroporto come hub», ma «l’hub di Malpensa è strategico per lo sviluppo del Paese». La causa che la Sea ha intentato per il risarcimento dei danni rimane, ha chiarito il sindaco, precisando che «può essere oggetto di trattativa se viene convocato un tavolo intorno a cui discutere». Sul tavolo previsto per oggi pesano le dichiarazioni del Ministro della Funzione pubblica, Renato Brunetta che ha avvisato: nella Pubblica amministrazione «non entrerà nessun lavoratore in esubero di Alitalia, perchè la Pubblica amministrazione non è l’ammortizzatore sociale del sistema industriale italiano».