Si riprende questa mattina al ministero del Lavoro. Il ministro Maurizio Sacconi ha convocato la Cai, Compagnia aerea italiana, e i sindacati, per lo show down della trattativa sul contratto di lavoro, esuberi e piano industriale. E in quella sede l’a.d. di Cai, Rocco Sabelli è pronto a presentare una riformulazione dell’offerta di acquisto degli asset Alitalia che potrebbe dare una svolta decisiva alla trattativa.
La soluzione prevede che Cai rilevi, oltre agli asset funzionali per il trasporto dei passeggeri, anche call center e information technology che in precedenza dovevano uscire dal perimetro. La nuova società destinata a rilanciare la compagnia aerea manterrebbe poi contratti di outsourcing per le attività di manutenzione e cargo che a loro volta verrebbero acquistate da due società: la prima capitale misto pubblico-privato, con una partecipazione di soci pubblici che potrebbero essere Finmeccanica e Fintecna, e di soci privati tra cui potrebbero figurare alcuni azionisti di Cai.
La seconda a capitale interamente privato (sembra da escludere la presenza di Poste spa) composta da una cordata tra cui soci di Cai, probabilmente la Msc Crociere di Aponte (che ieri si espressa a favore per il mantenimento del Cargo), il fondo Equinox e altri imprenditori che hanno mostrato interesse per il cargo. Ieri la situazione sembrava entrata in una fase di stallo. Augusto Fantozzi aveva lanciato un monito ai sindacati: senza un’intesa oggi Alitalia procederà alla disdetta dei contratti di lavoro e alla mobilità. Un atto dovuto, ha detto. Ma i sindacati l’hanno presa come una pressione impropria. «Siamo con le spalle al muro, ma la reazione di chi nell’angolo può essere irrazionale e pericolosa», ha commentato il numero uno della Uil trasporti, Giuseppe Caronia. Tra i lavoratori la tensione aumenta: ieri alla Magliana ci sono state proteste, alcuni dipendenti urlavano «mobilità, mobilità» e «se firmate vi linciamo». Oggi si attendono gruppi di dimostranti davanti al ministero, tra cui 500 lavoratori di Atitech, l’azienda di manutenzione. Ieri e l’altro ieri sono state giornate di contatti informali, che hanno coinvolto il sottosegretario alla Presidenza del Consiglio, Gianni Letta, i ministri del Welfare e delle Infrastrutture e dell’Economia, i sindacati e i vertici della Cai. E proprio in occasione di questi incontri sarebbe stata messa punto gli esponenti istituzionali la soluzione sulla nuova offerta. Sacconi è convinto che stanotte si firmerà: «Sono ottimista, l’alternativa è il fallimento». Mentre per il ministro delle Infrastrutture, Altero Metteoli, «se si tratta ad oltranza, chiudere giovedì o venerdì ha poca importanza». Ma i sindacati frenano. L’ostacolo maggiore è la piattaforma contrattuale: stipendi ridotti del 30%, tagli su indennità, ferie, permessi sindacali. Da parte dell’azienda qualche disponibilità sulle retribuzioni potrebbe arrivare, fermo restando che la parte legata alla produttività, oggi del 30%, dovrà aumentare. Più difficile la parte normativa: i piloti puntano a un contratto a sè e sono pronti alla mobilitazione. Ma la Cai, per superare la frammentazione sindacale, non vuole abbandonare il contratto unico, pur specificando meglio le diverse aree contrattuali. Oggi si parlerà di tutto e resta il rischio di una spaccatura tra i confederali e i piloti di Anpac e Up sul contratto. Ma il nuovo piano dell’azienda su cargo, manutenzione pesante e dipendenti dei call center, un totale di 2.750 persone da ricollocare che altrimenti aumenterebbero la lista degli esuberi, potrebbe imprimere una piega diversa alla trattativa. «Puntiamo ad un accordo, ma che riconosca la dignità dei lavoratori e il rispetto di figure come dei piloti e degli assistenti di volo», ha detto ieri Renata Polverini, leader dell Ugl. Anche gli assistenti di volo hanno rivendicato ieri la loro autonomia contrattuale e presenteranno una controproposta, mentre la Uil trasporti insiste sulla richiesta di tavoli separati per piloti, assistenti di volo e di terra. A sollecitare l’accordo, facendo perno sulla responsabilità dei sindacati, anche Carlo Toto, patron di Air One, ma i piloti della sua compagnia sono pronti alla mobilitazione.