Mosca – Crolla un altro mito della Russia post-comunista, la Gaz, fabbrica automobilistica di Nizhni Novgorod, non produrrà più la Volga, in circolazione dal 1956 (lo stesso presidente Vladimir Putin ne possiede personalmente una color avorio proprio di quell’anno e a maggio l’ha fatta guidare al presidente americano Gerge W. Bush in visita a Mosca).
A darne l’annuncio è stato ieri l’oligarca Oleg Deripaska, re dell’alluminio russo che controlla anche la Gaz e che ha dichiarato: <>.
In effetti la Volga (sogno irraggiungibile per il comune compagno nella Russia di Krusciov e di Brezhnev, dove era già un’impresa di tutto rispetto poter mettere le mani sulla Zhigulì, versione russa della 124 Fiat) aveva i giorni contati da almeno una quindici d’anni, da quando cioè il crollo dell’Urss ha aperto le dighe alle superiori vetture del mondo capitalista. I primi a tradire la pesantissima, lentissima limousine divora-benzina dalle forme americaneggianti e spessissimo dal meccanico (soprannominata “carro armato su ruote”…) sono stati proprio loro, gli uomini della nomenclatura rossa che si sono riciclati alla grande dopo il crollo del sistema sovietico e che preferiscono scorazzare su molto più comode Mercedes, Bmw e Audi.
Nella seconda metà degli Anni Novanta l’allora vicepremier Boris Nemtsov, originario di Nizhni Novgorod, cercò di imporre di nuovo campanilisticamente la Volga agli alti funzionari dello stato ma fu un flop totale.
Una fine che non sorprende: malgrado il prezzo competitivo (poco più di settemila dollari), la Gaz é riuscita l’anno scorso a vendere appena quarantamila Volga modello 31.105 se si conteggia anche un po’ di export verso Iraq, Afghanistan, Turchia e Africa Nera. (ore 14:51)