Pergusa, Il concetto di sicurezza è stato da sempre associato a quello di automobilismo. Sempre più si parla delle intenzioni da parte delle Case automobilistiche di migliorare le proprie vetture per renderle più affidabili. La maggior parte dei sistemi elettrici e elettronici delle auto, oggigiorno, cerca di proteggere i passeggeri da eventuali incidenti e laddove è possibile li previene anche. Airbag, Abs, Esp sono solo alcuni di questi sistemi che concorrono al mantenimento di quella sicurezza chiamata “passiva”. Passiva perché il guidatore e i passeggeri “subiscono” la loro azione.
Per quanto gli strumenti si vadano migliorando e perfezionando però, non bisogna mai dimenticare che al volante di una vettura c’è sempre una persona. Pertanto bisogna essere opportunamente preparati alla guida (segnaletica stradale a parte). La preparazione, infatti, va ben oltre le nozioni del rispetto del codice della strada, ugualmente importanti, e si concentra sulle reali capacità di guida. Essere pronti ad ogni evenienza è quanto mai importante per evitare i danni maggiori. L’essere alla guida della macchina, di conseguenza, è l’esserne padroni, controllarla, conoscerne i limiti (oltre alla conoscenza dei propri).
Volvo è sempre stata impegnata in questo senso a rendere le proprie vetture più sicure. È dell’ingegnere Volvo Nils Bohlin una delle invenzioni più importanti per il mondo delle auto, semplice quanto fondamentale: le cinture di sicurezza a tre punti di ancoraggio nel 1959. L’invenzione non è mai stata registrata, di modo che tutti potessero beneficiarne. Perché quando si parla di sicurezza è giusto che le logiche economiche vengano meno.
Da allora l’impegno Volvo nel tempo è stato costante. Altra tappa fondamentale per la Casa svedese: la creazione a Goteborg del Volvo cars safety center, il più avanzato centro di sicurezza nel mondo. Li vengono sviluppati i sistemi che proteggono gli occupanti in caso d’impatto ed è li che si testano. Ma questa è ancora sicurezza passiva. Oggi si parla di sicurezza “attiva”, definibile come l’insieme di quei dispositivi, ancor più di quelle azioni, che servono a prevenire gli incidenti piuttosto che a limitare i danni. La combinazione dei due tipi di sicurezza porta gli studiosi del settore a parlare della cosiddetta “Vision 2020”, l’automobile che non si scontra. Ed anche in questo caso, Volvo ha messo il massimo impegno. Sa bene che le migliori tecnologie possono non bastare, che bisogna investire non solo in automobili sicure, ma anche in automobilisti sicuri. Perché chi guida non deve subire il mezzo, ma dominarlo, anticiparne comportamenti e reazioni.
È per questo che ha istituito nel 2001 il corso “Volvo guida attiva”. Il corso in questione è affidato al Driving camp di Carlo Rossi, ex pilota di monoposto, e vede 35 istruttori, tutti piloti professionisti, impegnati ad insegnare agli allievi come comportarsi in caso di situazioni pericolose: sotto sterzo, frenata brusca, frenata in curva, perdita di aderenza. Situazioni che difficilmente si sanno gestire se non le si è mai vissute prima, o se non c’è stata un’opportuna preparazione.
Parlare di sicurezza è importante, soprattutto per i giovani, i quali credono che sicurezza e prestazione siano due termini inconciliabili. Con le dovute conoscenze di guida, è auspicabile che la “vision” prospettata per il 2020 si realizzi prima. (ore 9:10)

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Dario Cortimiglia
Giornalista professionista dal 2005, ottiene la laurea magistrale in Televisione, Cinema e Produzione Multimediale allo IULM e nel 2009 vince un concorso SKY per cortometraggi. Conclusione? Scrive di auto, ma è ancora convinto diventerà un grande regista. Founder & admin di @igers_messina e @exploringsicily.it.