Turismo, città senza storia

Turismo, città senza storia

10 gennaio – I risultati di un’inchiesta condotta nel 2004 dal World tourism organization hanno rivelato che, a dispetto di quanto si possa pensare, il numero dei turisti nel mondo è in costante aumento. L’ovvia conseguenza è che le città non sono abitate e vissute solo dai residenti, ma “usate” anche dai pendolari e dai turisti.
La tendenza nel nostro Paese è da sempre quella di valorizzare e commercializzare in larga misura le grandi città del cosiddetto touristdotto Napoli – Roma – Firenze – Venezia, penalizzando per contro i moltissimi centri storici più piccoli o semplicemente meno noti.
Sarà forse per questo che negli ultimi anni le metropoli sono sempre più impegnate a conciliare l’esigenza di attrarre il maggior numero di turisti possibile, con quella di difendere la propria privacy, i propri piccoli segreti, da un approccio fin troppo voyeuristico di visitatori che non si accontentano più del solito tour guidato per le vie della città.
Le guide turistiche hanno dovuto attrezzarsi di conseguenza, per fornire ai visitatori scorci di vita vissuta, conoscenze tramandate oralmente di padre in figlio, il tutto condito con un’elegante dose di fantasia, per rendere la città più accattivante in ogni suo aspetto.
Questo connubio tra realtà e fantasia, tra la città vera e le sue più originali interpretazioni, avviene ormai costantemente, al punto da essere impietosamente codificato in una fitta manualistica per viaggiatori-consumatori.
Ma cosa ne rimane così dell’identità storica di luoghi, di quel pudore con cui si tenevano celati gli aspetti più umani e, se vogliamo, proibiti delle nostre città? Spariti, cancellati dal bisogno di reinventarsi per restare competitivi nella gara al richiamo di nuovi turisti.
Le città sono impudicamente messe a nudo, violentate nella loro essenza storica, spettacolarizzate e, in molti casi, ricostruite per proiettare verso l’esterno la propria immagine migliore, relegando negli interstizi o distruggendo del tutto gli elementi retaggio del passato.
L’edificazione in senso fisico e simbolico delle città non conosce sosta, coniugandosi con l’esigenza di rinnovo dell’arredo urbano, delle insegne pubblicitarie, delle facciate dei palazzi e dall’altro con la valorizzazione, blanda purtroppo nei piccoli centri, del patrimonio ambientale ed artistico.
Nelle metropoli contemporanee, il bisogno di conservare in chiave museale e monumentale i ruderi antichi ha fatto sì che questi si riducessero drasticamente.
La globalizzazione che tende ad appiattire ed uniformare tutto, per reazione, sta spingendo i più attenti nella direzione di valorizzare la peculiarità di ogni luogo, la cultura di ogni comunità, le tradizioni di ogni territorio. Forse nessuna nazione ha una tale varietà e ricchezza di memorie storiche in ogni campo come l’Italia ed allora proprio l’inevitabile battuta di arresto registrata dal mercato outgoing italiano potrebbe servire a rilanciare la conoscenza del nostro Paese sia in ambito territoriale, sia presso tutti gli altri cittadini di Eurolandia. Gli italiani, però, si sa, sono da sempre esterofili e spesso scelgono di visitare Varsavia invece di Urbino, i Castelli della Loira invece che quelli dell’Alessandrino (che anche per questo motivo stanno andando in rovina), la Reggia di Schònbrunn vicino a Vienna invece che Palazzo Reale a Monza. La speranza è, quindi, che nel cuore degli italiani l’emozione dei luoghi torni ad affascinare più che il desiderio di contemporaneità o di vivere un presente che ormai è troppo spesso svilito fino a ridursi ad una rappresentazione scenica della realtà. (ore 11:00)

Nella foto: i turisti affollano fontana di Trevi a Roma.

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