Alitalia, scatta il countdown…

Alitalia, scatta il countdown…

Roma, Parte da -100 il countdown che porterà alle risoluzioni del Governo sul destino di Alitalia: farla o non farla fallire? Questo è il dilemma da risolvere in cento giorni.
Vero è che da Palazzo Chigi i messaggi di incoraggiamento si susseguono, ma è anche vero che questa, per l’ultimo dei “colossi” dell’aria rimasti in vita, pare essere la prova d’appello definitiva.
Del resto prima di Alitalia compagnie eccellenti hanno dovuto lasciare mestamente le scene (basta pensare a giganti come Twa e Pan Am, di cui nessuno ha più memoria, che sono state totalmente ridotte all’osso) per riproporsi, in qualche caso, pochi mesi dopo sotto altre “spoglie” (come è accadduto alla belga Sabena che dopo essere fallita ha riaperto a distanza di pochi giorni, interamente privatizzata, e alla Swissair che dopo essere stata chiusa è rinata con la sigla Swiss).
Alitalia ha oltre 20.000 mila dipendenti, ma meno della metà in “volo”, per questo si lamentano soprattutto i piloti che sono sottoposti a ritmi di lavoro spesso massacranti. Il personale andrebbe sfoltito per ridurre notevolmente i costi (come prima di lei hanno fatto le compagnie americane che hanno tagliato 100.000 posti di lavoro e molte europee che ne hanno “tagliato” oltre 40.000), ma come è ovvio i sindacati sul punto sono irremovibili.
Da qui le valutazioni che Governo e il ministero dei Trasporti dovranno effettuare entro tre mesi per decidere, fra l’altro, su quello che sarà l’hub del Paese.
A questo proposito il ministro Rutelli preme affinché si abbandoni lo scalo di Malpensa, ma occorre valutare attentamente la decisione affinché non si vada incontro ad un suicidio economico.
Intanto Lufthansa ha sferrato il primo attacco ad Alitalia annunciando il raddoppio dei voli Linate-Francoforte e la sua alleata italiana, AirOne, si prepara a rafforzare la propria posizione sempre su Linate. Chiari segnali di monito come a dire: nel caso in cui si liberi uno spazio al Nord, c’è chi è pronto ad accaparrarselo.
Nonostante ciò, anche il ministro dei Trasporti, Alessandro Bianchi, parrebbe orientato nella stessa direzione avendo affermato che: “le condizioni attuali sono del tutto diverse da quelle esistenti quando si ipotizzava la coesistenza di due hub”. Il ministro ha sottolineato che “per salvaguardare il patrimonio rappresentato dai due aeroporti di Roma e Milano occorre mettere a punto strategie del tutto diverse sia per il sistema aeroportuale italiano sia per Alitalia ed è quanto stanno facendo il ministero e il governo in questo momento con un programma di lavoro che si esaurirà il 31 gennaio 2007”.
Intanto, al timone di Alitalia resta Giancarlo Cimoli, il contestatissimo numero uno della compagnia con una gestione commissariata dal Governo, è vero, ma poco conta.
Vero è anche che si ipotizza una affiancamento al manager di un nuovo ad, ma il tutto è rimandato al momento in cui si saprà finalmente chi sarà il nuovo partner di Alitalia, sempre che ci sia…
Battutissima è, infatti, la strada delle alleanze, con la Air France che resta sempre la prima ipotesi di Cimoli anche se in questo caso si tratterebbe solo di un rafforzamento della partnership, ma sono tanti gli avvoltoi pronti a fiondarsi sulla “carcassa” della preda ambita.
Proposte arrivano da Augusto Angeletti, numero uno di Eurofly, che dichiara: “Siamo pronti a stringere un collegamento con Alitalia sulle rotte intercontinentali che hanno base a Malpensa, sempre che la compagnia di bandiera decida di trasferire una consistente fetta del suo traffico da Malpensa a Fiumicino. Così – ha detto ancora Angeletti – si otterrebbe il doppio risultato di conservare una cospicua offerta di voli intercontinentali dallo scalo milanese e si difenderebbe Alitalia contro gli assalti degli investitori di altri Paesi”.
A proposito di stranieri che si fanno avanti, ieri la Thai Airways International ha lanciato un sassolino nello stagno delle opportunità, dicendosi pronta ad una partnership con Alitalia”
Il problema in qu

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