Bologna – Da una analisi del Centro Studi Promotor è emerso che in sei anni (dal 24 luglio 2000 al 24 luglio 2006) il prezzo medio della benzina alla pompa ha subito un rincaro del 23,36% (passando da 1,10 a 1,39 euro).
Per fronteggiare i continui rincari le Case automobilistiche si sono adoperate cercando di tenere conto nella loro politica di offerta delle dinamiche dei prezzi dei due carburanti. Per i modelli a benzina i Costruttori hanno puntato a diminuire i consumi unitari senza, tuttavia, pregiudicare le prestazioni, mentre per i diesel l’attenzione in tal senso è stata decisamente minore.
Il forte orientamento del mercato verso il diesel e comunque il permanere di una situazione di maggiore economicità dell’alimentazione a gasolio rispetto a quella a benzina (nonostante una crescita del prezzo del gasolio decisamente superiore a quella della benzina) hanno, infatti, consentito alle di puntare più al miglioramento delle prestazioni che non alla riduzione dei consumi.
Lo studio condotto dal Csp ha preso in esame per dieci modelli a benzina e di dieci modelli a gasolio, i dati di spesa per il carburante per la percorrenza media dell’automobilista italiano (15.000 km), la potenza e la cilindrata delle vetture utilizzate.
I risultati sono stati poi riassunti in una tabella in cui sono stati messi a confronto e ordinati in una graduatoria decrescente secondo la percentuale di crescita della spesa per il carburante tra il 2000 e il 2006.
Il primo modello che compare nella graduatoria dei modelli a benzina è la Volkswagen Golf che va in controtendenza rispetto alle altre auto considerate in quanto vede la spesa per il carburante aumentare in misura sensibilmente superiore alla crescita del costo della benzina (42,16% contro 26,36%). La ragione è che a sostanziale parità di cilindrata, il modello tedesco nelle versioni che si sono succedute ha aumentato sensibilmente la potenza ed i consumi. Allineata con la dinamica del prezzo della benzina è invece l’Alfa 147, che ha mantenuto invariati potenza e consumi. Gli altri otto modelli considerati hanno avuto tutti incrementi di spesa inferiori in termini percentuali all’aumento del prezzo della benzina e la Fiat Panda, a parità di cilindrata e di potenza, ha fatto registrare addirittura un incremento di spesa contenuto nel 4,39% grazie ad una sensibile contrazione dei consumi. Sulla riduzione dei consumi hanno puntato anche tutti gli altri modelli a benzina considerati e il dato significativo è che, se si esclude la BMW Serie 3 318, sono riusciti a farlo senza diminuire la potenza ed anzi in qualche caso aumentandola.
Per quel che concerne, invece i modelli diesel, tra quelli considerati guida la graduatoria per incremento della spesa l’Audi A4 1.9, che, pur mantenendo invariata la potenza e la cilindrata, ha visto aumentare i consumi di carburante anche per effetto dell’aumento del peso della vettura dovuto ad un miglioramento delle caratteristiche di sicurezza. La Ford Focus 1.8, con una crescita della spesa del 45,92% contro il 37,50% dell’aumento del prezzo del gasolio, ha invece sacrificato i consumi per aumentare la potenza. Analoghe scelte sono state fatte per l’Opel Astra 1.7 16V e per la Volkswagen Passat 1.9. Meglio hanno fatto Renault Megane 1.9 e Bmw Serie 3 320 che sono riuscite a mantenere invariati i consumi pur aumentando sensibilmente la potenza. Meglio ancora hanno fatto Alfa 164 2.4, Toyota Avensis 2.0 e Fiat Punto 1.9 che sono riuscite ad aumentare la potenza e a diminuire i consumi. Una valida scelta di compromesso è stata quella della Nissan Micra 1.5 che, tra le auto considerate, è quella che ha l’aumento di spesa più contenuto e che ha ottenuto questo risultato con una modesta diminuzione della potenza compensata da una ben più consistente riduzione dei consumi. (ore 10:00)