Roma – Non ci sono state grosse sorprese ieri nel cda di Alitalia. Come immaginabile l’ad Giancarlo Cimoli non si è dimesso e prosegue imperterrito nelle sua mission (impossible?) di salvare la compagnia, nonostante l’ammissione di un peggioramento di quasi 150 milioni di euro nei conti dei primi otto mesi rispetto alle previsioni del suo piano industriale.
Il cda, in ogni caso, gli ha dato mandato per avviare sin da subito “l’esame di opzioni di intesa strutturale con un altro vettore finalizzata alla generazione di sinergie industriali e alla massimizzazione della redditività della compagnia e di adeguare, quindi, il piano industriale per tenere contro di tali opzioni strategiche”. Il cda ha poi confermato la struttura del piano industriale in due fasi, risanamento e rilancio. Tra i punti chiave, l’arrivo di nuovi velivoli e una riduzione dei costi fino al 24%, da ottenersi attraverso una maggiore efficienza e un migliore utilizzo delle risorse. Saltano quindi i 1 .500 esuberi della prima versione di Cimoli e la cessione di AZ Express.
Quanto alla partnership da avviare, l’ad e presidente di Alitalia ha fatto chiaramente capire che la sua prima scelta è sempre quella di una alleanza con Air France ed è forse questa l’unica sorpresa venuta fuori dalla riunione di ieri dal momento che, a detta del premier Romano Prodi, il Governo si è avocato a sé la presentazione di un piano per la compagnia di bandiera da presentare entro il
31 gennaio e la scelta di un partner per Alitalia, preferibilmente asiatico.
Asiatico o europeo che sia, se la soluzione alla crisi del vettore deve passare per un’alleanza che alleanza sia, ma presto però perché la compagnia ha flussi di cassa per “sopravvivere” solo per altri 12 mesi. (ore 10:00)