Roma – Altissima secondo affermano Faib/Aisa, Fegica, Figisc/Anisa, l’adesione allo sciopero dei gestori degli impianti di distribuzione di carburanti, in tutto il Paese. Si parla del 90% nonostante le misure di precettazione assunte come contromossa da numerose prefetture e regioni con azioni, anche notturne.
In una nota congiunta le associazioni hanno spiegato: “Il governo ha inteso alzare il livello di uno scontro che, diversamente, avrebbe potuto essere evitato solo se il governo stesso avesse dato prova di disponibilità concrete. Le stesse precettazioni hanno avuto solo l’effetto di criminalizzare gli operatori, non certamente quello di predisporre i servizi e i rifornimenti di emergenza che già erano garantiti. La chiusura degli impianti – continua la nota – è stata per le organizzazioni di categoria una strada obbligata dall’atteggiamento di ostinato rifiuto del ministro dello Sviluppo economico, Pierluigi Bersani, ad avviare un tavolo serio di confronto sui contenuti del disegno di legge di pseudo neo-liberalizzazione del settore: a questa necessità la categoria ha saputo dare una risposta compatta, massiccia e responsabile. Ora – chiude la nota – il Governo è chiamato ad assumere, anche nei confronti dell’opinione pubblica e dei cittadini, comportamenti non repressivi e inutili ma costruttivi e pragmatici. Nei prossimi giorni a fronte di un ulteriore colpevole silenzio di Bersani e del presidente del Consiglio, Romano Prodi, valuteremo le necessarie azioni conseguenti individuando da subito ulteriori giornate di sciopero nazionale”.
Il ministro Bersani da parte sua ha ribadito: “Siamo disposti ad un incontro con i gestori non vedo l’esigenza di creare disagi ai cittadini quando l’accesso alla discussione non è mai stato negato. Non accetto che si dica che il provvedimento sia fatto per fare un dispetto a qualcuno: una discussione di questo genere non è accettabile”. Bersani ha anche ricordato di aver inviato una lettera ai benzinai e che, terminato lo sciopero è “a disposizione per un incontro”. Il ministro ha insistito sulla drammatizzazione eccessiva della protesta sottolineando che il governo non ha agito per decreto privilegiando la strada parlamentare con un disegno di legge. Il provvedimento punta ad una riqualificazione della rete dei gestori.
“Su come, possiamo discutere – ha affermato – ma bisogna riconoscere che pur non essendo l’unico motivo per il livello dei prezzi della benzina, quello della rete e’ uno dei motivi. Le tasse sui carburanti sono inoltre in linea con quelle europee e la novità è anzi che da quest’anno il governo ha staccato la spina ad un cointeresse sugli aumenti della benzina – ha concluso – abbiamo rinunciato ad una barca di soldi per dimostrare che non siamo a favore degli aumenti”. (ore 9:00)