Roma – Alle 23:30 l’aereo che ha riportato a casa Daniele Mastrogiacomo è atterrato all’aeroporto di Ciampino, dove a parte i familiari ad attenderlo c’era il presidente del Consiglio, Romano Prodi, il vice ministro degli Esteri Franco Danieli e del vice sindaco Maria Pia Garavaglia che indossava la fascia tricolore facendo le veci del sindaco di Roma, Walter Veltroni. Chiaramente non mancava nemmeno il direttore di Repubblica, Ezio Mauro.
Il primo abbraccio Daniele lo ha regalato ai figli, Alice e Michele, poi è stata la volta della mamma, del Guido, Alessandra e Chantal. Un abbraccio speciale, appassionato, con tanto di bacio, è stato per la moglie Luisella.
Un abbraccio c’è stato anche con il presidente del Consiglio Romano Prodi, che lo ha guardato e poi gli ha dato una pacca sulla spalla. E il giornalista gli ha detto “presidente, lei mi ha salvato la vita”.
Mastrogiacomno non ha dimenticato di essere un giornalista e le sue prime parole in Italia, dette a voce alta, le ha rivolte ai tantissimi colleghi che erano presenti: “Grazie ragazzi. Grazie a tutti. Siete stati tutti quanti fantastici”.
Dopo gli abbracci è arrivato il momento dell’ufficialità e Daniele è stato accompagnato dai pm del pool antiterrorismo di Roma per una audizione a piazzale Clodio, durata due ore.
L’inviato di Repubblica è arrivato a mezzanotte e cinque negli uffici della Procura di Roma ed è stato sentito dai pm Franco Ionta, Pietro Saviotti, Erminio Amelio e Giovanni Salvi, quest’ultimo rientrato in servizio alla procura di Roma dopo una parentesi al Csm. Presenti all’audizione di Mastrogiacomo anche il funzionario della Digos Giannini e del Ros Ceri. Mastrogiacomo avrebbe parlato del suo proposito di intervistare un comandante militare talebano e le modalità del suo sequestro.
Al riguardo ha ricordato che l’auto sulla quale si trovava con l’interprete e l’autista fu fermata da uomini a bordo di tre motociclette e che gli fu contestato l’ingresso abusivo in territorio talebano.
A proposito dell’interprete ha dichiarato: “Di lui continuo a non fidarmi molto”.
Mastrogiacomo ha aggiunto che il sequestro era gestito da un “comandante”, di essere stato custodito da numerose persone, di aver cambiato rifugio ogni giorno (in tutto una quindicina), di aver assistito all’uccisione dell’autista e di aver visto a volto scoperto decine di suoi sequestratori. (ore 8:30)