Roma – Il recente emendamento presentato dal Governo e accolto dalla Commissione Attività Produttive della Camera riguardante la liberalizzazione dei distributori di carburanti ha scontentato per un verso o per un altro tutti gli operatori del settore: petrolieri, retisti privati, gestori dei distributori. Il decreto, per quanto riguarda la rete distributiva del metano per autotrazione, non ha certo fatto l’interesse degli utenti che vorrebbero o potrebbero rivolgersi a questo carburante ecologico. Infatti è noto che la rete distributiva del metano è in fase di rapido sviluppo, ma ancora carente in certe regioni, ovvero non è diffusa in modo equilibrato sul territorio anche in quelle dove il servizio è presente. In nome della liberalizzazione, il ministro Bersani ha imposto la soppressione di distanze di rispetto fra gli impianti di carburanti e di tetti numerici agli insediamenti di nuova costruzione, rifiutando, in particolare per il metano, la possibilità da parte delle regioni di introdurre nei propri piani
carburanti criteri di indirizzo per orientare le scelte degli operatori verso le zone carenti di servizio. Tale criterio per il metano significherà che la rete distributiva, che stava trovando un suo equilibrio sul territorio, crescerà senza alcuna logica e le zone già servite lo saranno ancora di più (perché qui vi è attualmente più domanda), ma non in modo funzionale bensì in modo concentrato e non diffuso, mentre le zone con maggior domanda potenziale, cioè le zone con scarso o senza servizio, rimarranno tali. Nessun operatore vorrà rischiare investimenti per fare il pioniere, ma cercherà di realizzare distributori di metano nelle zone a minore rischio con già un mercato consolidato. (Ore 14:30)