Roma – Il segretario regionale per la Lombardia della Fit-Cisl, Balotta, è decisamente contrario al ritiro delle “truppe” Alitalia da Milano e al loro conseguente spostamento a Roma.
“Sarebbe – ha detto – come per il condannato a morte fumare l’ultima sigaretta. Si tratterebbe di una scelta politica e non di mercato quella che si accingerebbe a prendere il neopresidente di Alitalia Maurizio Prato”. Balotta ha anche tenuto a precisare che “il business del vettore è oramai concentrato a Milano (Malpensa e Linate) più che a Roma Fiumicino”.
In tanto continuano le discussioni in merito alla vendita del vettore italiano, con il segretario della commissione trasporti della camera, Egidio Pedrini, che ha dichiarato: “Alitalia resta un paziente grave e sotto stretta osservazione sino a quando non si avranno maggiori elementi per capire se potrà farcela. Mi aspetto dunque che il presidente di Alitalia Prato ci usi la cortesia di informare il Parlamento e con esso il Paese, non appena verrà presentato il piano industriale che segnerà le sorti della compagnia di bandiera. Sulle voci di improbabili cordate dell’ultima ora – ha aggiunto Pedrini – pronte a spartirsi ciò che resterà di Alitalia, magari in accordo con quei paesi africani le cui compagnie sono nella lista nera dei vettori aerei, credo che siano gli ultimi colpi di sole di una estate resa rovente non solo dal clima torrido. Che Alitalia poi finisca nelle mani di questo o quel Paese a questo punto non ha importanza di fronte al fallimento dello Stato che non tutela i propri asset strategici ed è costretto a cedere la sua compagnia di bandiera a causa di un management di vertice su cui andrebbero effettuate le dovute indagini e di un Governo, le cui responsabilità sul caso Alitalia sono eclatanti, che si è dimostrato incapace di condurre la gara per la privatizzazione della quota di Alitalia in suo possesso tanto da farla fallire, perdendo mesi preziosi e rendendo la situazione ancora più drammatica di quanto non fosse già, con Alitalia che continua a perdere più di un milione di euro al giorno”, ha concluso.
Più o meno sulla stessa lunghezza d’onda l’amministratore delegato di Unicredit, Alessandro Profumo, che ha dichiarato: “Nel caso di Alitalia la eccessiva tutela dell’italianità si è dimostrata una strategia fallimentare, Alitalia l’abbiamo difesa così bene che scomparirà come impresa italiana. A forza di tutelare, tutelare, tutelare, l’impresa non è stata in grado di restare in piedi”. (ore 10:10)