Una fabbrica che sembra piuttosto un atelier d’alta moda, che gli stessi dirigenti chiamano “manifattura”, ma è ancora riduttivo; un’altra che è il simbolo della qualità, della produttività e della flessibilità. Questo è il breve resoconto d’un viaggio in Germania alla (ri)scoperta dei luoghi dove nascono le automobili di oggi e che allo stesso tempo sono le culle delle auto di domani: da Russelsheim a Dresda, dalla Opel alla Volkswagen, dentro i confini di due imperi dell’industria dell’auto, quello dell’americana General Motors di cui Opel fa parte e quello della stessa Volkswagen, capogruppo d’un cartello di marche popolari e d’élite.
A Rüsselsheim, nell’Assia, sulle sponde del Meno, Opel con un investimento di circa 750 milioni di Euro ha realizzato ed inaugurato la nuova fabbrica il 5 febbraio del 2002. Oggi questo polo produttivo può a ben ragione essere considerato un punto di riferimento per l’intera industria automobilistica per gli avanzati metodi di produzione, già sperimentati nella fabbrica di Eisenach, che poggiano su quattro cardini: alta produttività, severi controlli di qualità, massima flessibilità ed esemplare ergonomia lavorativa. Computer, robot e uomo convivono e si integrano in funzione di concetti che trovano nella realizzazione dell’auto rigorosamente con “errore zero” la finalizzazione del loro lavoro di… squadra.
La nuova Vectra 4 porte è stato il primo modello uscito dalla innovativa catena di montaggio di Rüsselsheim, seguita da Signum ed ora dalla Vectra station wagon. Lavorando a pieno regime su tre turni di lavoro, la fabbrica di Rüsselsheim è in grado di produrre fino a 270 mila automobili all’anno grazie alla flessibilità e alle strutture organizzative di questo impianto. Dice Arno Wiedenroth, direttore dello stabilimento, con malcelato orgoglio: “La parola d’ordine di tutto il personale è non accettare alcun errore dalla precedente stazione di lavoro, non lasciare mai passare un errore alla successiva fase del processo di lavorazione. Questo è il concetto dell'”errore zero” sul quale si basa il sistema di produzione, questo è quanto utilizzato nel sistema di qualità Andon che, in questa forma, è unico nell’intera industria automobilistica”.
Dall’Assia alla Sassonia, dal Meno all’Elba. A Dresda, “la Firenze della Germania”, come amano definirla gli stessi abitanti, proprio nel cuore della zona più povera e degradata lasciata dal regime comunista, vive oggi e pulsa il cuore del simbolo stesso della rinascita della città distrutta da ingiustificati bombardamenti (la guerra era in pratica finita) e che ancora oggi è impegnata nella ricostruzione delle immense opere architettoniche demolite dai “liberatori” angloamericani. La chiamano la “fabbrica di vetro” perché l’immensa struttura è soprattutto in vetro per enfatizzare una trasparenza che allude ad un progresso diverso rispetto a quello che può essere attribuito ad una normale fabbrica che produce auto e lavoro. Volkswagen vi ha investito 186,2 milioni di Euro creando una nuova logica produttiva. Atmosfera salottiera, rumori praticamente a livello zero, lavorazione come per il restauro di un’opera d’arte, impegno di 800 persone solo per assemblare fino a 150 vetture al giorno, in un rapporto penalizzante per la redditività.
Ma la scommessa andava fatta. Ed in questo contesto l’integrazione della fabbrica, pardòn della manifattura, con la città come ad esempio per il trasporto del materiale da assemblare che avviene su tram per evitare il più possibile di gravare sul traffico cittadino, che ancora oggi paga la lentezza dovuta ai tanti cantieri che continuano a ricostruire la città.
A cento metri dall’Orto Botanico, sulla Strasburg Platz (dove sorgevano il Palazzo delle Esposizioni e il famoso Kugelhaus, il Palazzo sferico, distrutti dalle bombe), la Fabbrica di Vetro a forma di L (mi piace pensare in omaggio a Libertà) non produce solo auto ma anche eventi ed è meta continua di visitatori orgogliosi che pagano 5 Euro pur di entrare nel tempio della nuova Germania automobilistica creato da una marca nata per realizzare le “auto del popolo”.
Accolti da personale gentilissimo possono vedere e quasi toccare con mano la “creatura”, la Phaeton (stesso nome della carrozza a quattro ruote, leggera e scoperta, trainata da un cavallo, in uso agli inizi nel XIX secolo), la stessa auto che i fortunati proprietari fin qui possono venire a prendere in consegna nel cosiddetto salone Vip con una cerimonia da evento speciale.

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Renato Cortimiglia
Fondatore di AutoMotoNews, ha lavorato in Gazzetta del Sud con vari incarichi, tra cui la responsabilità della pagina motori. Vincitore di numerosi premi e insignito di diversi riconoscimenti per l’attività divulgativa svolta nel mondo automotive, in particolare per la sicurezza e l’ecologia.