Roma – Con l’arrivo della stagione fredda si torna a parlare di divieti di circolazione per i vecchi modelli di automobili.
La Direttiva europea 92/62/Ce, successivamente recepita in Italia, affida alle regioni il compito di adottare piani per la qualità dell’aria. Secondo l’Opmus, osservatorio all’interno dell’Isfort (Istituto superiore di formazione e ricerca sui trasporti), il risultato è una situazione piuttosto eterogenea: nella maggior parte delle regioni i piani si limitano all’inventario delle emissioni e alla “zonizzazione” del territorio in base alla qualità dell’aria. Una dozzina di documenti contiene invece dei veri piani di intervento di risanamento.
Ma la frammentarietà delle misure deriva anche da altri fattori. In primis, spiega Luca Trepiedi, ricercatore dell’Isfort, «è che le linee regionali non sono recepite dovunque». Se alle Regioni spetta infatti l’obbligo di predisporre i piani d’azione, è il sindaco che interviene con ordinanze per motivi di tutela della salute.
«La Regione in genere invita i Comuni a seguire le proprie linee – continua Trepiedi –. Ma non sempre ciò avviene. È il caso per esempio di Roma: secondo la Regione, il Comune dovrebbe prevedere almeno due giorni di targhe alterne a settimana e quattro domeniche ecologiche all’anno, mentre la nuova giunta ha dichiarato di non voler applicare queste misure, che giudica inefficaci. In altri casi, la varietà dei provvedimenti si deve non a un conflitto tra istituzioni ma – ha aggiunto Trepiedi – alla scelta di lasciare maggiori margini a province e agglomerati urbani di decidere in proprio le misure, come nel Veneto». Al solito brilla per il suo assenteismo il Sud, eccezzion fatta per i casi di Napoli e Palermo, sebbene il capoluogo siciliano dopo uno stop del Tar è stato costretto a cambiare il blocco per le auto inquinanti in un provvedimento di targhe alterne per i veicoli fino al livello Euro 3. (ore 11:20)

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