Detroit – Il simbolo dell’industria dell’auto nel mondo, General Motors, colosso presente in 200 paesi e che in cento anni di storia ha venduto poco meno di mezzo miliardo di veicoli, è a rischio bancarotta, almeno stando a quanto detto da Rod Lache, analista di Deutsche Bank, che ha appena bollato le azioni GM come “prive di valore”.
Il colosso di Detroit ha annunciato un nuovo taglio della forza lavoro nelle sue fabbriche di 1.900 dipendenti. Un taglio che si aggiunge a quello – di 3.600 lavoratori – reso noto lo scorso venerdì. L’obiettivo è quello di tagliare i costi e sopravvivere alla crisi più profonda mai attraversata dalla società che nel terzo trimestre del 2008 ha subito una perdita di 2,5 miliardi di dollari, e che rischia di esaurire le sue riserve di liquidità prima della fine dell’anno.
Tutto pare legato agli aiuti governativi: durante la visita di ieri alla Casa Bianca, il presidente americano eletto, Barack Obama, e quello uscente, George W. Bush, hanno avuto una discussione sull’ industria automobilistica, per la quale Obama ha chiesto un piano urgente di sostegno, che Bush si è detto pronto ad avallare solo a patto che il  Congresso dia il suo via libera all’accordo sul libero commercio con la Colombia.Piano che ne il neo eletto presidente ne il suo entourage hanno la benché minima voglia di avallare. Le sorti della più grande azienda del mondo sono quindi appesa ad un filo. (ore 16:30)

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