Messina – Si allungano i tempi di realizzazione del Ponte sullo Stretto di Messina e non solo per carenza di fondi. L’amministratore delegato della “Stretto”, Pietro Ciucci, ma soprattutto il General Contractor, vincitore dell’appalto per la progettazione e la realizzazione della megaopera, aspettano garanzie dal Governo affinché questo non venga più bloccato da eventuali futuri cambi di maggioranza come già avvenuto alla fine del 2006 col governo Prodi. Garanzie e soldi dunque, tanto più in un periodo di recessione internazionale e di crisi.
In caso contrario non vi sarebbe la disponibilità dei privati ad andare avanti in un’operazione che di incognite ne ha già tante di suo.
A partire dal primo ottobre 2007 l’Anas (presieduta dallo stesso Pietro Ciucci) è azionista di maggioranza della Società Stretto di Messina, concessionaria per la progettazione, realizzazione e gestione del Ponte sullo Stretto di Messina. l’Anas possiede una quota pari all’81,8%, nell’ambito di una compagine azionaria che vede Rfi con il 13% e le Regioni Calabria e Sicilia ciascuna con una partecipazione pari al 2,6%. Il controllo di “Stretto di Messina” da parte dell’Anas consente di sviluppare alcune sinergie nella realizzazione dell’opera. In linea teorica la realizzazione della viabilità calabrese e siciliana e quella del Ponte dovrebbero camminare di pari passo. Altra sinergia potrebbe riguardare l’utilizzo di risorse professionali interne all’Anas. Unici, ad esempio, potrebbero essere parti degli uffici tecnici e di quello legale. Insomma due società e unico manager (Pietro Ciucci, ndr), dunque sintonia e possibilità di scambio delle risorse umane e tecniche.
La “Stretto di Messina” punta a concludere le attività propedeutiche entro il 2008 per emettere l’ordine di inizio attività al Contraente Generale nei primi mesi del 2009, prevedendo l’apertura dei cantieri a metà del 2010.
Come prima indicativa cifra, alla fine dell’estate la “Stretto” aveva fissato il costo aggiornato del progetto intorno a circa 6,1 miliardi di euro, a prezzi correnti, e aveva ipotizzato per la costruzione, dall’apertura dei cantieri, in 5 anni e mezzo.
Per quanto riguarda il quadro economico, il progetto mantiene le modalità del precedente piano finanziario, ossia il 40 per cento del Ponte sarà finanziato con l’aumento di capitale della società Stretto di Messina ed il restante 60 per cento tramite finanziamenti da reperire sui mercati nazionali ed internazionali dei capitali secondo lo schema tipico del project finance. Allo stato nelle casse della Stretto non ci sono risorse. Questo significa che stando alle stime, circa 2,2 miliardi di euro, dovrebbe arrivare dallo Stato, tramite gli azionisti della Stretto di Messina, il resto dovrebbe essere finanziato da privati, ancora da individuare sul mercato globale. (ore 10:50)