Roma – Il primo ad uscire allo scoperto è stato ieri il presidente onorario di Fondiaria-Sai, Salvatore Ligresti che sul tema ha detto: «Penso che ci sia modo di essere coinvolti. Una mano bisogna darla. Penso che sia giusto e doveroso per la compagnia, per il Paese, per i lavoratori, per il turismo. Le cose si fanno in silenzio, ma penso – ha aggiunto – che si faranno». Dopo di lui anche il patron della Pirelli Marco Tronchetti Provera ha espresso la sua disponibilità in modo più sottile e diplomatico: «Credo ci possa essere qualunque tipo di cordata di fronte a una proposta trasparente dove esiste chiarezza di numeri e prospettive. Il prestito ponte è un modo per poter approfondire, cercare delle soluzioni alternative e guadagnare del tempo: mi sembra molto importante – ha aggiunto – perché possa essere fatta la due diligence per poter presentare a terzi un’ipotesi».
Sulla stessa linea l’ex presidente di Confindustria, Giorgio Fossa secondo il quale dopo il prestito «ora bisogna accelerare la costituzione della cordata, se c’è, e in tre-quattro settimane fare la due diligence sui conti».
Alle piccole e medie imprese potrebbero unirsi i gruppi a partecipazione pubblica come Finmeccanica, Eni ed Enel mentre il supporto bancario sarebbe garantito da Intesa SanPaolo ma anche dal fondo americano Tpg che non ha mai accantonato il dossier Alitalia dopo aver abbandonato la prima asta.
Sul fronte del partner industriale, oltre Air One e Aeroflot, c’è chi continua a spingere su Lufthansa in virtù della sua strategia multi hub che garantirebbe così una soluzione alla questione Malpensa.
Ma le indiscrezioni prefigurano anche altri scenari. Come quello dell’ingresso di una compagnia del Golfo come la Emirates.
Si lavora, insomma, dietro le quinte, e a farlo su delega del Cavaliere è in particolare Bruno Ermolli, sul fronte del Nord dove ci sono industriali di spessore, ma anche nel centro e sud Italia con investitori che possano mettere “una fiche”, come detto dal Cavaliere, utile per contribuire al rilancio della compagnia. Non è escluso che si lavori anche per un azionariato diffuso che coinvolga i dipendenti di Alitalia.
Un “no comment” è invece arrivato dal presidente della Cir, Carlo De Benedetti, che con il suo fondo salva-imprese Management & Capitali aveva presentato una manifestazione di interesse per Alitalia. Per il presidente designato di Confindustria, Emma Marcegaglia, ci deve essere <<una soluzione vera, di mercato, che possa rimettere in piedi la compagnia, con le capacità finanziarie, di business in grado di rilanciare Alitalia>>.
Intanto sulla cordata che pare essere in corso di formazione, il segretario generale della Cisl, Raffaele Bonanni, ha detto: <<Quando capiremo bene la proposta daremo un giudizio. Riteniamo importante che ci sia una solida cordata italiana fatta di imprenditori, banche e anche un’alleanza con un partner internazionale>>.
Ieri la rappresentanza italiana all’Ue ha incontrato i funzionari dell’esecutivo comunitario per illustrare la decisione del governo, ha riferito il portavoce Manuel Jacoangeli. Il colloquio è durato circa un’ora e ha portato oggi la commissione europea ad esprimere <<dubbi sulla natura delle misure prese dal governo italiano per aiutare Alitalia>>. Lo ha detto Michele Cercone, portavoce del commissario europeo ai Trasporti, Jacques Barrot. <<Nei prossimi giorni – ha spiegato il portavoce – invieremo alle autorità italiane una lettera in cui esprimeremo una serie di dubbi sulla natura delle misure. Chiederemo quindi ulteriori informazioni, perché vogliamo capire se si tratta di un’operazione commerciale o se ci sono elementi che riconducono ad aiuti di Stato>>.
Oggi il confronto tra i vertici della compagnia e le parti sociali si riapre sul piano di “sopravvivenza-transizione” messo a punto dall’ex presidente Maurizio Prato: si riparte dunque dai tagli al personale che sarebbero