Washington – E’ stato presentato ieri al Governo americano da Gm e Chrysler il piano di ristrutturazione ideato dalle due aziende per sopravvivere alla crisi finanziaria che le attanaglia.
Il programma di interventi è molto più drastico di quanto prospettato inizialmente, perché, come ha spiegato Rick Wagoner, a.d. di General Motors: << ad 11 settimane di distanza rispetto a quando abbiamo presentato al Congresso la nostra versione iniziale del progetto le condizioni dell’economia Usa e globale così come quelle in cui versa l’industria dell’auto sono significativamente peggiorate>>.
Adesso le cifre hanno il sapore acre delle “lacrime e del sangue” e le richieste quello aspro dell’aut-aut: “La bancarotta – avvertono Gm e Chrysler – potrebbe essere più costosa del salvataggio”.
Per potere sopravvivere oltre ai 4 miliardi concessigli dall’amministrazione Obama, Chrysler ne reclama altri 5 (tre già previsti e due aggiuntivi) entro il 31 Marzo mentre Gm ne chiede 2 entro la fine del prossimo mese, 2,6 entro aprile ed altri 7,5 miliardi nel caso in cui il mercato rimanesse depresso per alcuni anni.
La casa automobilistica guidata da Richard Wagoner, che ha già ricevuto fondi federali per 13,4 miliardi, sollecita poi il rinnovo della linea di credito da 4,5 miliardi in scadenza nel 2011. Complessivamente, la richiesta di aiuti da parte dei due big di Detroit è cosi lievitata a 39 miliardi di dollari.
Chi non “batte cassa” è Ford che prima del precipitare della situazione economica mondiale aveva già fatto incetta di prestiti e fidi necessari a risollevarsi, anche se l’obiettivo della Casa guidata da Alan Mullay, è recuperare liquidità vendendo Volvo.
Il piano di ristrutturazione di Gm e Ford non si fonda solo su una “questua governativa”, anche se Wagoner avvisa: << Senza aiuti, abbiamo liquidità solo per un mese ancora>>. La promessa è di restituire il prestito non oltre il 2017.
La ricetta anti-fallimento di Gm è veramente pesante: 47 mila posti di lavoro in meno già quest’anno anno e la chiusura di ulteriori cinque impianti oltre ai nove preventivati entro il 2012.
3.000 sono invece i tagli messi nel piatto da Chrysler, il cui numero uno, Robert Nardelli, ritiene, comunque, che con l’opportunità ricevuta dal Governo la società possa mettere in atto una ristrutturazione «necessaria per garantire la sopravvivenza nel lungo periodo». Secondo Nardelli: <<è necessario adattare le attività a un significativo calo delle vendite>>.
Chrysler ha in programma una riduzione dei costi fissi per una cifra fino a 700 milioni di dollari nel corso del 2009 e la sospensione della produzione di tre modelli di vetture ovvero Dodge Aspen, Durango e Chrysler Pt Cruiser, mentre General Motors prevede la chiusura entro il 2011 del marchio Hummer e lo scorporo dal gruppo delle concessionarie dei veicoli Saturn, a meno che non emergano soluzioni alternative nelle prossime settimane, nonché lo scorporo o la chiusura della svedese Saab.
Il piano di Nardelli e del suo staff, che insieme a quello di Gm sarà finalizzato entro il prossimo 31 Marzo, dedica all’accordo con il gruppo Fiat un ampio capitolo: <<La proposta di alleanza con gli italiani – si legge nel documento – può rafforzare la ristrutturazione e consentire alla società l’accesso a piattaforme per veicoli a basso consumo, nonché opportunità di taglio di costi. Riteniamo – continua la nota presentata a Washington – che Chrysler riuscirà a sopravvivere. Una ristrutturazione ordinata al di fuori dell’amministrazione controllata, unita al nostro piano per una sopravvivenza indipendente e rafforzata dall’alleanza strategica con Fiat, è la migliore opzione per i dipendenti di Chrysler, i sindacati, i fornitori e i clienti. La firma dell’accordo non vincolante per un’alleanza strategica con Fiat rappresenta un beneficio significativo dal punto di vista strategico e finanziario per gli azionisti>>.
Il sindacato United auto workers, il più importante del settore auto negli Stati Uniti, intanto, ha trovato un accordo di principio con Gm, Chrysler e Ford sulle modifiche da apportare ai contratti di lavoro siglati nel 2007. Il presidente dell’Uaw, Ron Gettelfinger, ha reso noto che le discussioni proseguono sui versamenti da effettuare in un fondo fiduciario che dovrebbe gestire a partire dal 2010 l’assistenza sanitaria dei dipendenti in pensione. Si tratta di una buona notizia per Chrysler e Gm: la Casa Bianca aveva posto come condizione per ottenere i prestiti federali, necessari alla sopravvivenza delle società, proprio l’ottenimento di concessioni da parte del sindacato sui contratti. Gettelfinger ha specificato che i cambiamenti su cui è stato trovato un accordo aiuteranno le società ad affrontare la difficile congiuntura economica. Il leader dell’Uaw, oltre che con i tre gruppi dovrà confrontarsi anche con il «mastino» Ron Bloom, già vicepresidente di Lazard Freres, noto per essere un grande tagliatore di costi, incaricato dal segretario al Tesoro, Timothy Geithner, a seguire la rinascita delle Big Three.
L’esame dei piani di Ford e Chrysler, ha assicurato Geithner, partirà alla fine della settimana. Il governo ha imposto alle case automobilistiche di valutare, nei progetti, anche il costo di una eventuale bancarotta. E se per Gm «sarebbe pari a circa 100 miliardi di dollari», Chrysler l’ha quantificato in 20-25 miliardi di dollari in due anni. «Sarebbe molto più oneroso – ha precisato il vice presidente di Chrysler Jim Press – e creerebbe tensioni e preoccupazioni inutili tra i dealer e i clienti».
Anche l’Europa sarà oggetto di una forte ristrutturazione attraverso la chiusura di tre impianti della controllata Opel, per la quale ci sarebbe anche la possibilità dello scorporo da Detroit.
Nel dettaglio, gli stabilimenti Opel di Anversa, in Belgio, e di Bochum, in Germania, potrebbero venire chiusi, mentre quello di Eisenach, sempre in Germania, potrebbe essere venduto. In questo modo, sempre stando alle indiscrezioni, GM punterebbe a ottenere risparmi per 1,5 miliardi di dollari.
Proprio a fronte della disastrosa situazione della capogruppo General Motors, Klaus Franz, leader del consiglio di fabbrica della Opel, va al contrattacco. In una missiva inviata ai dipendenti Franz esprime forti preoccupazioni se venisse attuato il piano di risanamento previsto per le attività europee di GM, che provocherebbe “licenziamenti di massa e chiusure di impianti per GM/Opel e Vauxhall” con conseguenze catastrofiche per i tre marchi in Europa”.
L’unica soluzione, per Franz, è pertanto lo scorporo di Opel/Vauxhall dalla casa madre. Un portavoce di Gm Europe, citato dal quotidiano Handelsblatt, ha confermato l’esistenza della lettera inviata da Franz, ma non ha rilasciato nessun commento. Fonti industriali hanno detto al giornale che GM non esclude del tutto di separarsi da Opel, se questa iniziativa andasse a vantaggio della casa tedesca.
La separazione di Opel da General Motors, aggiunge Franz, permetterebbe a Opel di trovare nuovi partner e investitori, oltre alla possibilità di coinvolgere lo Stato nel suo capitale, mentre la realizzazione del piano previsto da GM avrebbe come conseguenza “la distruzione di Opel/Vauxhall entro un anno e mezzo-due anni”. (ore 10:00)