Roma – La situazione di Alitalia sembra essere precipitata in una fase di stallo, ma in realtà c’è tutto un “sottobosco” che pullula di contatti, affermazioni e smentite legate al vettore.
L’ultima notizia la dà Unicredit che attraverso un portavoce ha smentito di essere in alcun modo in contatto con Lufthansa per operazioni legate alla compagnia di via della Magliana.
Questa “calma piatta” non turba neppure i piloti dell’Anpac che attraverso Fabio Berti, presidente dell’associazione, affermano: <<E’ una fase di necessaria attesa per Alitalia, in vista dell’insediamento del nuovo governo e che si concretizzi una nuova soluzione. In una fase di ripresa dopo un momento drammatico per il crollo delle prenotazioni. Alitalia – ha spiegato – si attende un nuovo piano con tempi che restano strettissimi e con l’azienda che preme per misure di ristrutturazione che invece i sindacati vogliono fermare>>.
Sulla ristrutturazione di Alitalia ha espresso il proprio parere anche  Domenico Cempella, unico manager della storia del vettore che seppe ristrutturare la compagnia, risanarne i conti ed esprimere un vero progetto del quale il Paese è tuttora orfano.
Nel 1996, quando questi fu nominato amministratore delegato, Alitalia perdeva 1.217 miliardi di lire; l’anno dopo l’utile fu di 438 miliardi. Tra il 1997 e il 2000, gli anni del «grande sogno», i profitti complessivi furono di 850 miliardi. Gli chiediamo: come vede la situazione attuale?
«È a un punto morto – risponde -. Air France si è ritirata, ma non escludo che sia tuttora alla finestra. Ma d’altra parte sono convinto che si possano trovare i capitali per una cordata italiana. Una cosa è comunque essenziale: chi investe deve puntare a un’azienda che guadagni, e non che perda. Per questo occorrono un piano credibile e competenze vere: prima il piano, poi i soldi. Alitalia è in coma, non bastano medici generici: occorrono degli specialisti. Secondo me – ha aggiunto – Alitalia è risanabile. Ha pur sempre il 49% del mercato, che è il presupposto essenziale per qualunque attività. Ma deve investire in appetibilità del prodotto da offrire, che è l’altro elemento essenziale, e darsi una rete adeguata. I 300 milioni del prestito consentiranno di trovare una soluzione al massimo dopo l’estate. Ma è importante far presto, da troppo tempo l’azienda è priva di una guida, con aerei a terra e troppe incertezze sul futuro. Un periodo di interventi massicci e pesanti è comunque innegabile. Quanto a Malpensa, l’idea di un hub che potesse competere con Francoforte è morta. Ma un vettore italiano, l’Alitalia di oggi o di domani, non può prescindere dal mercato che su Malpensa converge, in un’ottica point-to-point, anche rivedendo la distribuzione di traffico con Linate>>. (ore 10:00)