Detroit – Alla luce delle ultime dichiarazioni di Sergio Marchionne, a.d. di Fiat, che al quotidiano canadese “Globe and Mail” ha dichiarato << La Fiat abbandonerà il matrimonio con Chrysler se i sindacati non acconsentiranno al taglio del costo del lavoro in Usa e in Canada portandolo al livello degli stabilimenti in Nord America delle case giapponesi e tedesche>>, il presidente degli Stati Uniti, Barack Obama è tornato a caldeggiare l’accordo tra le due Case automobilistiche riaffermando l’importanza strategica del Lingotto nella ristrutturazione del terzo gruppo automobilistico americano.
<<E’ nostra fervente speranza che nelle prossime settimane Chrysler trovi l’accordo col partner ideale, così come General Motors possa sviluppare un piano per sopravvivere senza l’aiuto dei contribuenti>>, ha detto infatti, Obama.
Rimangono ancora due settimane prima della scadenza per la presentazione del progetto di alleanza che consentirebbe a Chrysler di sopravvivere e a Fiat di «rientrare sul mercato americano dopo 23 anni. Questa settimana le banche creditrici presenteranno una controproposta dopo il rifiuto dell’offerta della task force della Casa Bianca di convertire i 6,9 miliardi di dollari in un prestito garantito da un miliardo.
Domenica i creditori di Chrysler, in prima fila Jp Morgan, Citigroup, Goldman Sachs e Morgan Stanley, hanno ricevuto dal Tesoro un dossier di almeno 20 pagine nelle quali erano illustrati i nuovi contratti sindacali e il contributo di Fiat alla società. Le banche, secondo il Wall Street Journal, starebbero valutando l’ipotesi di chiedere, in cambio di concessioni sul debito, una quota di Chrysler-Fiat. Secondo indiscrezioni di mercato i creditori vogliono inoltre dal Tesoro liquidi e garanzie per convertire il proprio debito ed evitare la bancarotta di Chrysler. La questione del debito è uno dei nodi cruciali anche per Gm con il governo americano impegnato a valutare l’acquisizione di una quota della società attraverso la conversione di parte del prestito da 13,4 miliardi di dollari accordato nei mesi scorsi. Il governo potrebbe poi cedere la partecipazione una volta che la società torni ad essere operativa dopo il passaggio in amministrazione controllata. Del resto il panorama appare sempre più fosco per il primo produttore americano di auto come conferma il presidente ad interim del gruppo, Kent Kresa, che teme di non riuscire a ottenere le concessioni necessarie dal sindacato United Auto Worker (Uaw) e dai creditori. (ore 10:00)