Washington – Nuovo (il terzo in meno di un mese) viaggio di Sergio Marchionne, a.d. Fiat, alla volta degli States per proseguire la definizione dell’intesa con Chrysler entro la data tassativa del 30 Aprile indicata da Barac Obama.
La prima tappa del manager italo-canadese dovrebbe essere Washington e poi Detroit. È probabile che l’obiettivo di Marchionne, assistito da Alfredo Altavilla, sia quello di definire più chiaramente le linee dell’eventuale accordo e presentarle al consiglio d’amministrazione della Fiat in programma giovedì al Lingotto di Torino per esaminare i conti trimestrali del 2009.
Intanto Chrysler sembra prossima all’accordo con i sindacati dell’auto sul piano di ristrutturazione e Gm per salvarsi progetta di applicare la stessa ricetta, ma su scala più vasta. I progressi nelle trattative dei due colossi di Detroit appaiono legati, anche se Chrysler sta facendo da battistrada essendo oramai arrivata ad appena 11 giorni dalla data limite fissata dal governo federale per siglare l’alleanza con Fiat e scongiurare così l’inizio della procedura della bancarotta che potrebbe costare il posto a oltre 180 mila dipendenti. Sono fonti della United Auto Workers (Uaw) a far trapelare che «l’accordo con Chrysler si sta avvicinando» in forza di un’intesa che prevede l’assegnazione a un trust del sindacato, denominato «Voluntary Emplyee Beneficiary Association», del 20% delle quote dell’azienda in cambio dei 10,6 miliardi di obblighi sanitari che sono ad oggi dovuti ai dipendenti.
Ad avere tutto l’interesse a che la situazione di Chrysler si appiani in fretta è anche Gm, il cui futuro pare legato a quanto avverrà per la sua controllata termine di settimane di incontri con la task force governativa guidata da Steve Rattner e con i sindacati della Uaw.
<<Quello di Gm è un piano che prevede importanti concessioni da parte dei sindacati, superiori a quelle di cui finora si era parlato e se ciò avviene – spiega Peter Kaufman, presidente della banca di investimento Gordian Group – è perché i lavoratori temono che senza intesa la situazione potrebbe diventare assai peggiore>>, portando all’inizio della procedura della bancarotta. Se tali indiscrezioni dovessero essere confermate significherebbe il superamento dello stallo dei negoziati fra Gm e sindacati dell’auto che risale alla metà di febbraio e Fritz Henderson, che ha sostituito Rick Wagoner alla guida di General Motors, potrebbe iniziare a mettere nero su bianco il piano di tagli destinato ad essere presentato al governo entro la prevista scadenza del 1 Giugno. Se Henderson non forza i tempi è perché è consapevole che spetta a Chryler finire prima: «Abbiamo di fronte un sindacato che sta negoziando con due aziende, una delle quali ha la scadenza il primo Maggio e l’altra il primo Giugno». Avere più tempo a disposizione può risultare a Henderson per dedicarsi a sciogliere il nodo dei titolari di obbligazioni per un valore totale di 27,5 miliardi di dollari ai quali pensa di offrire in cambio una piattaforma iniziale di 9,2 miliardi, in debiti e in azioni, che potrebbe essere allargata su richiesta del governo.
Ai progressi sul fronte della trattativa con i sindacati corrisponde il perdurante silenzio da parte delle banche creditrici. Anche in questo caso è Chrysler a fare da battistrada, aspettando la consegna da parte delle banche alla task force auto delle controproposte sul negoziato in corso per stabilire la sorte dei 7 miliardi di dollari di debiti.
La General Motors sta per subire uno smembramento, dettato dall’insostenibilità dell’indebitamento aziendale di fronte alla caduta del mercato, che scomporrà i suoi marchi e le sue attività, distinguendo le parti sane da quelle irrimediabilmente malate, in modo da sottoporle a una revisione completa e poi, probabilmente, a un riaccorpamento. Si affaccia la possibilità, presentata ieri da Automotive News, che i marchi Gm potranno rientrare in un negoziato da cui potrebbe uscire un nuovo grande gruppo, da realizzarsi con Fiat e Chrysler. Saranno i prossimi mesi a verificare il fondamento di questa prospettiva, in cui resta l’incognita costituita dalla Ford, l’unica superstite delle «Big Three» di una volta, che non potrà non reagire anch’essa alla riorganizzazione in atto.
La General Motors, inoltre, secondo quanto rivelato dal Financial Times, potrebbe cedere gratuitamente il controllo del gruppo tedesco Opel/Vauxhall, in cambio dell’impegno formale del governo tedesco di garantire le attività europee della stessa Gm.
Gm inoltre sarebbe disponibile a disfarsi della controllata svedese Saab per poco più di niente.
Inoltre, Gm sarebbe pronta a far confluire Opel e Saab in una holding a cui assegnerebbe 3 miliardi di euro e per la quale avrebbe chiesto al governo tedesco di fornire garanzie sui prestiti per 3,3 miliardi di euro. La stessa Gm conserverebbe una quota di minoranza di questa holding. Il FT rivela poi che Commerzbank, la banca che fa da consulente a Opel, la settimana scorsa avrebbe stilato un documento sulla società tedesca che avrebbe girato a diversi possibili investitori. Il giornale britannico ricorda che Fiat e la cinese Saic hanno smentito di avere interesse a comprare Opel.
In Italia, intanto, Piazza Affari intanto sembra credere nell’alleanza con la Chrysler. In apertura il titolo Fiat è balzato del 6% e ha superato quota 8 euro. Le azioni, che hanno messo a segno un rialzo del 112,5% circa dal 9 Marzo (seduta in cui le borse hanno toccato i minimi), beneficiano dell’avvicinarsi dell’accordo con il colosso dell’auto Usa, intesa che dovrebbe prevedere la presenza dei sindacati e di un trust statale nel capitale del gruppo di Detroit a fianco del Lingotto. Il titolo ha poi ridotto i guadagni a metà mattinata restando tuttavia ampiamente positivo. (ore 10:30)