Washington – Ad otto giorni dall’ultimatum di Obama l’intesa fra Fiat-Chrysler rischia di saltare per colpa delle banche. Il comitato che rappresenta poco meno di 50 creditori dell’azienda americana ha inviato ieri al Tesoro una controproposta riassunta in 5 pagine di dossier che, secondo quanto riferisce il “Wall Street Journal”, prevede un taglio del debito del 35% in cambio di una quota di minoranza di Chrysler del 40%.
Secondo quanto riferisce il sito web del quotidiano, inoltre, gli istituti creditori (tra cui J. P. Morgan, Citigroup, Goldman Sachs e Morgan Stanley), in cambio della propria contro offerta per la ristrutturazione del debito di Chrysler, chiedono ”che Fiat versi capitali in cambio di qualsiasi quota ottenga, un’ipotesi che il Lingotto ha sempre rifiutato e che potrebbe portare contrasti fra le due Case automoblistiche.
I creditori – guidati da JP Morgan Chase – sono convinti di poter recuperare comunque una parte significativa dei loro crediti da una procedura fallimentare: i loro rappresentanti hanno detto a quelli del Tesoro che pensano di ottenere in quel caso 65 centesimi per dollaro. Il comitato che sta negoziando rappresenta oltre i due terzi dei crediti, e potrebbe quindi decidere anche per gli altri creditori in caso di procedura fallimentare, secondo la legge Usa. Le banche maggiori (che oltre a JP Morgan comprendono Citigroup, Goldman Sachs e Morgan Stanley) sarebbero state inizialmente più morbide – anche perché alcune di loro hanno a loro volta ricevuto fondi dal Governo – ma si sono poi di fatto allineate alle richieste dei creditori minori, più aggressivi.
La strada verso l’intesa Fiat-Chrysler è a questo punto in salita.
<<La contro offerta è inaccettabile – ha spiegato un funzionario della Casa Bianca – perché dà ai creditori un ritorno non giustificato. Non è né nell’interesse dei creditori senior di Chrysler né in quello del paese di avanzare una proposta che darebbe (ai primi) un ritorno ingiustificato dato che Chrysler, i suoi dipendenti e gli altri azionisti stanno lavorando senza sosta per aiutare a ristrutturare questa società – ha aggiunto il funzionario – La nostra speranza e attesa è che questi creditori assumano una posizione più costruttiva nei prossimi giorni che rifletta l’attuale situazione cui loro e la società si trovano confrontati», ha concluso. Già il Wsj aveva fatto notare come i creditori di Chrysler abbiano in definitiva rifiutato la richiesta del dipartimento del Tesoro, che auspicava un taglio dei debiti garantiti di Chrysler pari all’85%, proponendo una riduzione del 35% circa in cambio appunto di una quota di minoranza nel produttore automobilistico americano.
In mancanza di un’intesa con i creditori il Governo non potrebbe far altro che lasciar fallire la Chrysler. Fiat potrebbe a quel punto partecipare all’asta per gli asset – stabilimenti e marchi – e andare a caccia di altre occasioni. Solo ieri, infatti, il presidente della Fiat, Luca di Motezemolo ha dichiarato: <<Faremo il punto con Marchionne. Sono realista. In ogni caso – ha detto guardando all’eventuale ricerca di nuovi partner – Noi guardiamo con attenzione tutto>>.
E nonostante le smentite dello stesso Montezemolo, si è tornati a parlare dell’ipotesi che il Lingotto partecipi all’asta per l’ex alleata tedesca Opel. Secondo il quotidiano tedesco «Rheinische Zeitung» il fondo Usa Cerberus, già azionista Chrysler, sarebbe pronto a rilevare fino al 25% di Opel; la Rheinische Zeitung cita fonti governative e afferma che il consulente Roland Berger, membro del cda di Fiat, avrebbe creato il contatto con l’azienda italiana, pronta a scendere in campo “in caso di soluzione europea”. (ore 13:40)