Roma – Il forum sulla liberalizzazione delle ferrovie in Italia e in Europa organizzato dalle Fs e dallo studio The European House-Ambrosetti nei locali dell’Ara Pacis di Roma, ha stimato che aumentando le risorse per il servizio ferroviario universale (intendendosi come tale quello che a prescindere dalla richiesta del mercato, va comunque garantito perché necessario per la collettività), si otterrebbe un risparmio complessivo di 2,5 miliardi di euro da oggi al 2020, ma soprattutto un’aria più pulita e servizi migliori.
L’aumento delle risorse per il servizio universale farebbe prima di tutto crescere il numero di passeggeri che utilizzano il treno: se i corrispettivi del Gruppo Fs per le tratte regionali si allineassero a quelli dei principali competitors europei, si eviterebbero circa 385 mila viaggi in automobile al giorno, pari a 95 milioni in un anno. I risparmi conseguenti sono stati calcolati in 24 milioni di euro per riduzione di gas serra, 74 milioni per riduzione dell’inquinamento atmosferico, 15 milioni per la diminuzione del rumore, 92 milioni per il calo nel numero degli incidenti e 34 milioni grazie alla diminuzione di costi di congestione.
Un secondo effetto collegato all’aumento dei fondi per il servizio pubblico universale riguarda la puntualità dei treni. Stando alla Ambrosetti, se le Fs spendessero quanto le Db tedesche aumenterebbero la puntualità dei loro treni dello 0,98%; se invece i corrispettivi fossero quelli delle Sncf francesi si avrebbe un +0,61%. Questo significa che per ogni anno vi sarebbero mediamente 25.000 treni puntuali in più. Inoltre, rispetto al tempo trascorso dai passeggeri sulle ferrovie italiane, nei prossimi dieci anni si risparmierebbero 1,9 miliardi di euro con corrispettivi pari a quelli della Germania e 1,2 miliardi di euro con corrispettivi pari a quelli della Francia.
La conservazione dell’ambiente passa pure attraverso il progressivo trasferimento del traffico merci dalla strada alla rotaia. Nel nostro Paese un abbondante 90% delle merci viaggia su gomma, lasciando ai treni (9,9%) un ruolo decisamente marginale; in Francia, la quota di trasporto merci su ferro è pari al 15,2%, mentre in Germania sale al 21,9%.
Il modello è la Svizzera dove, a partire dagli anni Novanta, il traffico pesante su gomma è stato drasticamente ridimensionato, grazie (tra l’altro) a un sistema di tassazione sui veicoli merci con peso complessivo superiore alle 3,5 tonnellate. Ciò ha consentito alla confederazione elvetica di risparmiare 105.000 tonnellate di CO2 e 325 GWh (GigaWatt/ora) di energia. L’adozione di meccanismi di incentivazione renderebbe il treno più competitivo della gomma in termini di costi sulle medie e lunghe distanze (ad esempio le direttrici di traffico verso il Sud Italia).
Dallo spostamento modale gomma-ferro discende infine la riduzione del tasso di incidenti su strada che, anche solo nella misura dell’1%, comporterebbe circa 2.300 sinistri in meno e circa 3.200 feriti in meno ogni anno. (ore 16:45)