Detroit – Il Washington Post, citando una fonte vicina alle trattative, scrive stamani che il dipartimento del Tesoro degli Stati Uniti ha raggiunto un accordo con i creditori della Chrysler grazie al quale dovrebbe essere evitata la bancarotta della casa automobilistica americana.
Sembra, infatti, che i principali creditori della Chrysler (JP Morgan, Citigroup, Goldman Sachs e Morgan Stanley) abbiano acconsentito a svalutare a 2 miliardi di dollari i 6,9 miliardi di debiti della casa automobilistica Usa.
<<Le parti – scrive il quotidiano americano – erano lontane nelle negoziazioni, lasciando agli uomini del Tesoro americano poche chances di evitare il ricorso alla bancarotta pilotata. Ma i creditori hanno capito che avrebbero ottenuto meno con la procedura fallimentare e hanno ceduto alle richieste del governo americano>>.
Intanto Ken Lawrenza, il numero uno dei sindacati canadesi dell’auto rivela di essersi incontrato con l’amministratore delegato della Fiat, Sergio Marchionne: <<E’ stato prudente e mi ha detto: “Ken, molte cose possono accadere in due giorni, ma se fossi uno scommettitore, direi che Chrysler farà ricorso al Chapter 11”>>.
Ed in effetti Lewenza riferisce: «Potremmo aver bisogno di ricorrervi».
Non è ancora chiaro, quindi, se sarà evitata la bancarotta oppure se si ricorrerà a una strada intermedia, con la nascita di una nuova Chrysler priva di debiti accanto alla vecchia destinata alla liquidazione. Un po’ come è stato fatto con Alitalia. Nel primo caso il fondo Cerberus, che detiene la maggioranza azionaria, dovrebbe azzerare la propria quota, così come ha fatto Daimler. In ogni caso per Fiat non dovrebbe cambiare nulla.
Entrambe le soluzioni, infatti, prevedono come esito finale una situazione di partenza a grandi linee già definita: il 55% del capitale andrebbe alla Uaw (United Auto Workers), il sindacato dei metalmeccanici Usa, mentre la Fiat avrebbe il 35% in cambio di tecnologie e know-how (un apporto quantificato tra gli 8 e i 10 miliardi di dollari). Il restante 10% sarebbe suddiviso tra il governo Usa e gli altri creditori. Naturalmente l’assetto azionario è importante, ma non è tutto. Servirà nell’immediato a sbloccare i nuovi finanziamenti pubblici. E poi a rilanciare l’attività industriale. È su questo fronte che Fiat giocherà un ruolo determinante.
Sulla vicenda è intervenuto ieri dall’Italia anche il vicepresidente di Fiat, John Elkann, che a margine dell’assemblea di Exsor, ha dichiarato: <<La situazione Chrysler sarà definita giovedì (sera nostra, fine giornata americana) e fino all’ultimo non avremo moltissimi elementi. Dobbiamo – ha aggiunto – essere fiduciosi e poi rispettare qualunque decisione verrà presa giovedì. Oggi, il negoziato è in mano alla task force che risponde al governo americano, quindi sono loro a fare tutta una serie di negoziati>>.
Ciò che in ogni caso risulta evidente è che l’intesa raggiunta con i sindacati della Chrysler limita notevolmente la possibilità di pressioni da parte dell’Uaw, che si é impegnato a non indire più scioperi almeno fino al 2015. La votazione sull’accordo, già presentato ai 28 mila membri dell’organizzazione, é stata indetta da oggi fino a domani sera, quando scade il termine fissato dall’Amministrazione Obama perché siano conclusi tutti gli accordi di ristrutturazione e possa essere così finalizzata l’alleanza con Fiat. Fonti del sindacato hanno commentato che l’accordo “é molto duro, ma non riteniamo che ci fosse altra scelta”.
Ma per i media americani è tutto fatto e si arriva ad ipotizzare che  potrebbe essere lo stesso Barack Obama, che oggi celebrerà i primi cento giorni della sua presidenza, a dare l’annuncio. (ore 11:10)