L’Alfa di Arese si prepara alla chiusura

L’Alfa di Arese si prepara alla chiusura

Arese – L’Alfa, si appresta a levare le tende da Arese, lo storico quartier generale della casa del biscione, e le proteste già fioccano con i blocchi ad oltranza annunciati a partire da oggi.
Ma se per il Lingotto è la conclusione di uno smantellamento in atto da anni, un allenamento in vista della partita più dura che si giocherà in Sicilia con la chiusura già annunciata di Termini Imerese, per Arese il 4 Gennaio 2010, con l’uscita degli ultimi 229 dipendenti rimasti, sarà la data che certificherà la fine di un’avventura industriale cominciata nel 1963, quando l’Alfa stava per lanciare la Giulia.
A ricordare la lunga stagione di auto e motori da oggi resterà solo l’intestazione della via di fronte all’impianto che il comune di Arese ha voluto dedicare a Giuseppe Luraghi, il presidente-scrittore che sognò la grande Alfa.
Sotto la sua gestione l’Alfa fece giganteschi investimenti ma ebbe sempre bilanci in nero. L’azienda produceva 200 mila vetture, più della Bmw che ne faceva 184 mila. Era il 1973. Nel 1974, però, sette consiglieri fedeli a Finmeccanica si dimisero obbligando l’Alfa a rinnovare tutto il consiglio. Con Luraghi uscirono una ventina di manager. Fu un colpo mortale per Arese, sempre più preda delle logiche dei partiti mentre dilagavano scioperi e minacce terroristiche. A dirigere l’Alfa venne dall’Intersind Ettore Massacesi, che non si oppose al nuovo impianto di Pratola Serra, alla periferia di Avellino.
Nei primi anni Ottanta ad Arese c’erano ancora 18 mila dipendenti e un consiglio di fabbrica con 400 rappresentanti. Era la cattedrale dei metalmeccanici. Ma i bilanci non erano più quelli di Luraghi. L’ammiraglia 90, fu un clamoroso flop. E anche la 33, pur vendendo non male, scontentava i veri alfisti perché non aveva più nulla di quella grinta che faceva togliere il capello a Henry Ford tutte le volte che vedeva passare un’Alfa. Ma il peggio doveva ancora venire. Mentre Fiat con la Uno stava risalendo la china, Massacesi condusse l’Alfa verso l’intesa capestro con i giapponesi della Nissan.
Per rimediare al disastro l’Iri non trovò di meglio che metterla in vendita. Ci fu una gara. Alla fine prevalse la Fiat sulla Ford. L’Alfa passò a Torino che la pagò 1.050 miliardi. Era il 6 Novembre 1986. Qualche giorno prima Luraghi si era schierato per la Fiat ma aveva detto: «Comunque vada a finire l’Alfa, Arese verrà sacrificata». E vide giusto. (ore 13:00)

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