Auburn Hills – Con una presentazione fiume ieri ad Auburn Hills, quartier generale della Chrysler, Sergio Marchionne nelle vesti di nuovo condottiero del Brand, ha presentato  con entusiasmo il piano di rilancio della casa automobilistica americana. “Dal Chapter 11 al Chapter 1, un nuovo inizio per Chrysler”. Il pensiero, ovviamente, è corso, anche per il tipo di presentazione scelta, al piano annunciato per Fiat tre anni fa al Lingotto di Torino.
I punti salienti: ritorno in utile operativo l’anno prossimo, utile netto dal 2011, che arriverà fino a 3 miliardi di dollari nel 2014, con una generazione di cassa per complessivi 15 miliardi di dollari in 5 anni. Il miglioramento della redditività permetterà di ridurre i debiti, e in particolare di restituire quelli con i Governi di Stati Uniti e Canada entro il 2014.
La giornata si era aperta con il nuovo presidente Robert Kidder (rappresentante dell’azionista pubblico americano) che ha assicurato il suo <<pieno sostegno a Sergio Marchionne, alla sua squadra e al suo piano>>. Kidder ha salutato Marchionne come <<l’uomo capace con il suo team di reinventare il Marchio e farlo riemergere più forte di prima. Sergio e la sua squadra – ha detto – stanno reinventando il modello di business di Chrysler in uno con vere economie di scala globale, con una forte attenzione ai Marchi. Il successo di Chrysler e dell’industria automobilistica è importante per il rilancio dell’economia americana>>. A cinque mesi dalla chiusura del procedimento per bancarotta, dunque, la fiducia del board di Chrysler nella possibilità di tornare ad essere un marchio competitivo è <<considerevolmente più forte>>, assicura il presidente, ribadendo che l’azienda intende rimborsare il prestito ricevuto dal governo Usa <<con la massima velocità possibile>>.
La squadra di “salvataggio” – in larga parte costituita da manager Chrysler di lungo corso, con qualche inserto “torinese” – ha parlato per otto ore a una platea di oltre 300 fra analisti, giornalisti e numerosi fra i cosiddetti stakeholder: il consiglio d’amministrazione della Fiat, in primo luogo, con John Elkann e Andrea Agnelli, ma anche i sindacalisti americani e canadesi e i politici dei Paesi e delle città dove hanno sede gli impianti Chrysler.
Marchionne, abbigliato con l’immancabile pulloverino blu, è stato il vero mattatore della serata, con il suo carisma, le sue battute e le sue citazioni, da Macchiavelli a Bill Clinton al musicista Bobby McFerrin.
I 24 manager che Marchionne ha scelto per rilanciare Chrysler corrispondono, anche nel numero, a quelli scelti cinque anni fa a Torino; questi ultimi, non a caso, erano presenti ieri quasi al completo. E quelli di Chrysler hanno concluso la presentazione sul palco con il leader, come al Lingotto nel 2006.
<<Chrysler ha già smesso di perdere soldi con 200 milioni di dollari di margine lordo nel terzo trimestre, utile operativo a settembre e 5,7 miliardi di dollari in cassa a fine mese – ha esordito con allegria Marchionne – La maggior parte di voi ha sottostimato i tagli ai costi fissi realizzati dalla vecchia Chrysler>>. Il risultato è che ora Chrysler è in grado di chiudere in pareggio a 2 milioni di auto vendute (e in pareggio operativo a 1,65 milioni su base annua). Questi i numeri principali del piano finanziario quinquennale; il mercato sarà in grado di verificarne i progressi a partire dalla primavera prossima poiché Chrysler, pur non essendo quotata, renderà noti i risultati trimestrali a partire dall’ultimo trimestre 2009.
<<Non ho intenzione di chiedere altri fondi al contribuente>>, ha anche detto Marchionne. Chrysler, anzi, dovrà andare in Borsa il più presto possibile per permettere allo Stato di monetizzare la sua quota.
Nelle intenzioni del manager italo canadese le vendite Chrysler a livello mondiale dovranno più che raddoppiare nel 2014 a 2,8 milioni dagli 1,3 previsti per quest’anno (un livello anormalmente basso a causa delle traversie legate al Chapter 11. Oltre che il ritorno del mercato Usa a condizioni più normali, al balzo contribuirà l’espansione all’estero con la crescita del marchio Jeep e la produzione di 300 mila vetture annue per la Fiat. Quanto ai singoli marchi, Jeep conta di passare a 800 mila unità vendute nel 2014 dalle 500 mila del 2008; Ram punta a toccare le 420 mila unità da 280 mila; Chrysler a più che raddoppiare le consegne sul mercato americano a 487 mila nel 2014 rispetto alle meno di 200 mila previste per quest’anno (ma erano oltre 500 mila nel 2007).
Il manager italo-canadese ha sottolineato che le cifre del piano si basano su ipotesi di andamento del mercato americano prudenti: 14,5 milioni di auto vendute nel 2014, in netta crescita rispetto ai poco più di 10 previsti per quest’anno ma ancora lontani dai quasi 17 del 2007. Il miglioramento della redditività non impedirà di finanziare investimenti per 23 miliardi di dollari in 5 anni che porteranno a un rinnovo completo della gamma di Chrysler, con un ampio utilizzo di piattaforme Fiat.
Descrivendo con una battuta il proprio stato d’animo, Marchionne ha detto: «Mi sento come il quinto marito di Zsa Zsa Gabor: so cosa devo fare, ma non so se riuscirò a renderlo interessante». Conferma Lapo Elkann, vice presidente Fiat: «Oggi è una giornata importante, c’è tanto entusiasmo. L’impressione è positiva, l’atmosfera è buona. Nessuno prende lezioni da nessuno: è un lavoro fatto assieme».
Per prima cosa, Marchionne ha illustrato i prodotti che Chrysler avrà. 21 modelli tutti nuovi entro il 2014. Modelli che nasceranno da pianali comuni con quelli del gruppo Fiat e che porteranno la produzione a 2,8 milioni di vetture l’anno. Un record pazzesco considerano che oggi la Chrysler con mille fatiche supera a stento gli 1,3 milioni di vetture.
L’offerta Chrysler nel 2014 si baserà su 7 piattaforme (rispetto alle attuali 11), di cui 3 verranno dalla Fiat: quella di Panda/500, quella della Punto e la cosiddetta C-Evo (Bravo e futura Alfa Milano). Il debutto dei modelli Chrysler su piattaforme Fiat arriverà però non prima di un paio d’anni (2012 per Dodge, con una “piccola” su base Fiat nel 2013); nel frattempo, il gruppo Usa procederà a un rinnovo accelerato dei modelli esistenti, sia con face lifting che con interventi più consistenti, come l’adozione di nuovi motori.
Novità per Jeep, il più riconoscibile a livello internazionale tra i vecchi brand del colosso Usa, con il restyling di 4 modelli: si prevede che entro il 2014 le vendite saranno pari a 800 mila unità. Il piano prevede il pensionamento di diversi modelli Chrysler e Dodge. Nel 2010 uscirà di scena il Jeep Commander, nel 2011 i Dodge Viper e Dakota e la Chrysler Sebring. L’anno seguente, quando l’alleanza con Fiat decollerà con lo sbarco dell’Alfa Romeo negli Usa, Chrysler manderà in pensione i Jeep Compass e Patriot e i Dodge Caliber e Avenger, ma anche il PT Cruiser. Uscirà dal mercato anche il Grand Caravan, lasciando così il Town and Country come unico minivan. Al contrario, l’anno prossimo Chrysler farà esordire i restyling del Jeep Grand Cherokee e della berlina 300.
Le vere novità arriveranno dal 2011, quando sbarcherà sul territorio americano la Fiat 500 cabrio prodotta in Messico (che avrà area vendite e personale dedicato). Nel 2012, dopo anni di assenza, torna l’Alfa Romeo: il primo modello sarà la MiTo, seguita all’inizio del 2013 da una berlina midsize e dall’Alfa Milano. Fra i marchi del gruppo Dodge, i cui colori saranno il rosso e il nero, sono previsti tre nuovi modelli: una nuova compatta, una berlina media e una vettura nel segmento sotto le compatte. Entro il 2014 Chrysler coprirà sei segmenti di mercato, contro gli attuali quattro. Oltre alla 500, ci saranno due nuove vetture dei segmenti A e B (oggi scoperti) e otto modelli dei segmenti C e D realizzati su due sole piattaforme di cui una del gruppo Fiat (contro gli attuali 11 su 8 differenti piattaforme). Nei cinque anni le vendite fuori dai confini nordamericani dovrebbero salire del 18%.
I campi in cui è previsto un sostanziale apporto di tecnologie Fiat sono quello dei motori, con l’arrivo della tecnologia Multiair per i benzina, del Multijet per i diesel, e dei cambi automatici a doppia frizione (dal 2010), una tecnologia questa, che non è ancora stata introdotta sulle vetture prodotte in Italia. Al di là dei dettagli sui singoli Marchi e prodotti, è evidente in tentativo di trasportare a Detroit non solo piattaforme o motori, ma un’intera filosofia organizzativa, dal metodo Wcm negli stabilimenti, alla ricerca di una maggiore qualità, ai metodi di sviluppo prodotto che hanno permesso alla casa torinese di tagliare i tempi di lancio dei modelli più recenti.
Le presentazioni di ieri hanno fatto emergere nuovi campi di possibili cooperazioni: il nuovo marchio Ram dei truck, per esempio, arricchirà la propria gamma con veicoli commerciali leggeri su base Fiat; potrebbe essere un’occasione per lo sbarco di Iveco negli Usa, come conferma Paolo Monferino, a.d. dell’azienda italiana. Le sinergie con Fiat negli acquisti dovrebbero assicurare a Chrysler risparmi per 3,4 miliardi di dollari dal 2010 al 2014. La trasmissione di tecnologie sarà comunque nelle due direzioni: Chrysler sarà responsabile per entrambe le aziende dello sviluppo dei motori ibridi ed elettrici – anche grazie ai finanziamenti dell’amministrazione Obama; Fiat sfrutterà i nuovi motori a benzina di grossa cilindrata della casa americana.
In cifre, a fine piano (2014) Chrysler avrà il 50% dei modelli basati su piattaforme Fiat e il 40% dei motori che utilizzeranno una qualche forma di tecnologia del Lingotto. La realtà che emerge è stata condensata a fine presentazione da Marchionne: “Il futuro di Fiat Auto e di Chrysler è ora inestricabilmente legato”. Fiat delegherà d’ora in poi la progettazione e la produzione (finché i costi saranno convenienti) di tutte le sue auto di dimensioni medio grandi (a partire dal cosiddetto segmento D, quello dell’Alfa 159). Chrysler fornirà dunque queste auto dal Nordamerica, in un volume previsto (come accennato sopra) in 300 mila auto esportate a regime. Ad esse si aggiungeranno 100 mila unità di auto Fiat vendute in Nordamerica, principalmente 500 (i cui profitti, ha detto Marchionne, resteranno a Chrysler). Vi sarà una progressiva integrazione tra i due Marchi Chrysler e Lancia: a parte i rispettivi mercati domestici, gli stessi modelli (o modelli simili) potranno venire offerti con uno o l’altro dei marchi a seconda dei mercati. Due marchi che soffrono entrambi di gamme prodotto incomplete, ha detto Marchionne, possono completarsi a vicenda.
Quanto alla quotazione in Borsa della società, questa non avverrà prima del 2011, ha assicurato il chief financial officer di Chrysler, Richard Palmer.
E’ stato anche presentato il nuovo logo Chrysler che si rifà allo stemma più antico del marchio Usa e propone una doppia ala cromata molto stilizzata.
Non sono mancati però momenti di tensione quando due piccoli velivoli hanno volato sopra Auburn Hills per protestare contro il salvataggio Chrysler. Su uno degli striscioni trasportati si leggeva: “Fiat/Chrysler bailout bandit’, cioè “Fiat/Chrysler salvataggio pirata”. L’altro invece conteneva un invito a non acquistare auto Chrysler. Commentando l’altra grande notizia di giornata del settore automobilistico, ovvero la decisione di General Motors di mantenere il controllo di Opel, Marchionne ha parlato di <<scelta totalmente razionale perché considerando quello che è successo era l’unica soluzione. È una cosa buona per l’Europa perché dovranno razionalizzare le infrastrutture che sono troppo grosse e complesse>>.
Del resto lo stesso vicepresidente di General Motors, Smith, ha detto che <<La vendita di Opel a Magna sarebbe stato un terno al lotto e il nuovo Cda di General Motors (GM) ha deciso di mantenerne il controllo. GM – ha aggiunto – è pronta a restituire il prestito ponte ricevuto dal governo tedesco e a tenere in vita Opel. La società Usa ha ancora 900 mln di euro del prestito da 1,5 mld. Previsto taglio di 10.000 posti di lavoro>>. (ore 10:00)

Nella foto: Sergio Marchionne.