Zurigo – Sergio Marchionne parla a tutto campo con i giornalisti a margine di un incontro alla Camera di Commercio italo-svizzera.
Dalla situazione dell’industria mondiale dell’auto alla “telenovela” Opel, come lui stesso la definì mesi addietro quando alla Fiat sfumò l’affare, dall’operazione Chrysler fino alla quotazione dell’Auto in Fiat per la quale i tempi – afferma “non sono ancora maturi”, il manager del Lingotto ha un’opinione su tutto.
<<L’aiuto a Fiat lo stiamo pagando noi – afferma per iniziare Marchionne – mentre i governi in Francia e in Germania danno aiuti direttamente. Siamo l’eccezione nel sistema europeo. Non siamo mai andati dal ministro Tremonti a chiedere una lira. II Governo italiano dovrà alla Fiat circa 500 milioni di euro entro fine anno legati al meccanismo del credito di imposta nell’ambito del programma degli incentivi al settore auto>>.
Una soluzione ai crediti vantati da Fiat nei confronti dello Stato per gli incentivi potrebbe arrivare già nei prossimi giorni. L’Agenzia delle entrate ha confermato di stare lavorando ad una soluzione per via puramente amministrativa, senza dover ricorre a provvedimenti legislativi, che potrebbe essere messa a punto in tempi brevissimi.
Il nodo della questione riguarda il meccanismo degli incentivi auto: Fiat anticipa ai concessionari gli importi relativi ai «bonus auto», e poi deve procedere a una compensazione con le imposte dovute. Con un problema, però: Fiat Auto non ha sufficiente capienza per «scontare» tutti i crediti vantati nei confronti dello Stato. Accumulando così soldi da recuperare. E qui arriva la soluzione a cui sta lavorando l’Agenzia delle Entrate: «Abbiamo ben presente la questione – spiegano dall’Agenzia – e ora estendiamo la possibilità di compensare anche alle imprese che ne fanno parte attiva della produzione di autovetture, escludendo quelle che non vi rientrano».
Come funziona in pratica? I crediti vantati da Fiat Auto potranno essere recuperati anche dalle altre società, consentendo così di smaltire l’intero ammontare dei crediti d’imposta accumulati. Sul tavolo dell’ad, in caso di soluzione del problema «fiscale», restano però altri temi. A partire dal confronto con le parti sociali italiane, dopo la presentazione dell’impegnativo piano industriale di Chrysler. Un incontro richiesto con forza dai sindacati, e che – ha annunciato Marchionne – avrà luogo tra fine Novembre e inizio Dicembre.
<<Le fusioni transnazionali potranno avere successo solo se si dimenticheranno gli orgogli nazionali. Noi della Fiat siamo a Detroit non come i padroni del mondo – ha detto – ma con umiltà, visto anche che i finanziamenti sono americani. Non bisogna presentarci come gli europei che devono insegnare agli americani. Non é una questione di chi é il padrone o di predominio – ha rilevato il manager, citando Carlos Ghosn, numero uno del gruppo franco-giapponese Renault-Nissan, come esempio di un manager che è riuscito a far funzionare una fusione tra due imprese completamente diverse per cultura e origine – Le fusioni transnazionali sono difficili, ma una volta superate le difficoltà intrinseche si possono stabilire strategie industriali convincenti>>.
Circa la vicenda General Motors, che ha deciso a sorpresa di mantenere la controllata tedesca Opel proprio quando sembrava in dirittura d’arrivo la vendita al consorzio guidato da Magna, il manager è tornato a ribadire: <<é totalmente giustificata, anche se capisco che i russi e gli altri si sono incavolati>>. Marchionne ha affermato che Gm avrebbe ceduto la Opel solo se l’operazione <<fosse stata in piedi a livello europeo, ma quando ha visto che a Bruxelles l’opinione era negativa, allora gli americani hanno ripreso le redini del problema. Bisogna capire la fase in cui si é venuta a trovare l’industria americana dell’auto – ha proseguito Marchionne sul caso Opel – due dei maggiori costruttori Usa hanno vissuto il Chapter 11, hanno portato i libri in tribunale e poi sono usciti dal fallimento alla velocità della luce. Questo é un riconoscimento della grandezza del Paese, una risposta efficace ed efficiente. Opel non era la prima cosa che avevano da risolvere – ha aggiunto Marchionne, sottolineando le interferenze che nel frattempo giungevano dai Governi – L’intervento di Berlino per risanare Opel é un processo che non rispetta le regole della Comunità europea perché é focalizzato sul problema tedesco. Il trattato di Roma di alcuni anni fa non prevede che uno Stato membro discrimini altri Paesi Ue. La Germania l’ha fatto. Così gli americani, vista la posizione negativa di Bruxelles sull’operazione e una volta che hanno ricominciato a riprendersi, hanno deciso di non vendere più Opel>>. (ore 10:50)