Torino – Il presidente di Fiat Luca Cordero di Montezemolo torna a parlare del futuro di Termini Imerese, sottoscrivendo quanto detto nei giorni scorsi dall’ad del gruppo automobilistico, Sergio Marchionne: <<Non sta alla Fiat fare la politica industriale, ma al Paese che la deve dotare delle risorse necessarie in funzione delle scelte>>. Come dire se ne occupi il Governo.
Montezemolo ha ribadito la linea comune con l’ad del Lingotto: <<Noi siamo una squadra. La forza della Fiat è la coesione, non solo come spirito di corpo in azienda ma come totale spirito di squadra dei vertici. Io – ha concluso – non ho una virgola da aggiungere a quello che ha detto Sergio Marchionne>>.
E contro le parole dei due vertici di Fiat c’è la levata di scudi dei sindacati che compatti  chiedono all’a.d. e al Governo <<chiarezza, una volta per tutte, sul futuro degli stabilimenti italiani e dei posti di lavoro, in caso contrario – annunciano – sarà mobilitazione>>.
<<Ci mobiliteremo per far cambiare impostazione a Fiat: il taglio di stabilimenti in Italia significa un disastro – ha detto Enzo Masini, coordinatore nazionale auto della Fiom Cgil -Fiat punta a un ridimensionamento complessivo per poi spostare la produzione all’estero. Chiudere Termini Imerese – ha aggiunto Masini – significherebbe perdere 2.200 con l’indotto>>. Il segretario nazionale della Fim-Cisl, Bruno Vitali, chiarisce che <<il vincolo occupazionale è inalienabile>>.
E secondo il segretario Uilm, Antonino Regazzi c’è il rischio concreto che <<si voglia spostare parte delle produzioni in Brasile, Polonia e Serbia: come si fa a dire che si vogliono produrre 6 milioni di auto con Chrysler e poi annunciare tagli in Italia? Le due cose non stanno in piedi>>. Roberto Di Maulo, segretario generale del Fismic dice che <<Fiat sta sbagliando nel metodo e nel merito>>,mentre Giovanni Centrella, segretario nazionale dell’Ugl Metalmeccanici ribadisce: <<Ricorreremo a ogni azione necessaria per difendere i lavoratori e le fabbriche del gruppo>>.
E, intanto, stamani sull’altro fronte aperto, quello dell’Alfa Romeo di Arese gli operai hanno messo in atto un presidio di protesta davanti ai cancelli e il blocco per mezz’ora dell’ autostrada A9
Circa 300 lavoratori dell’Alfa Romeo hanno occupato l’autostrada, insieme ai lavoratori di altre fabbriche occupate del milanese, dalla Lares di Paderno Dugnano (Milano) all’Eutelia-Agile di Pregnana Milanese. Il corteo, organizzato dalla Fiom-Cgil, dallo Slai-Cobas e dai Cub è partito dai cancelli dello stabilimento e si è diretto verso l’autostrada, dove si è tenuta un’assemblea dei sindacati.
Dopo circa mezz’ora i manifestanti si sono mossi per tornare al presidio davanti ai cancelli della fabbrica. <<Questi trasferimenti – ha detto il segretario della Fiom di Milano, Maria Sciancati, riferendosi ai 220 operai che da Arese dovrebbero essere spostati a Torino – sono in realtà dei licenziamenti che rivelano la volontà della Fiat di dismettere l’area dell’Alfa Romeo di Arese. Dobbiamo impedire – ha proseguito Maria Sciancati – che la Fiat licenzi i lavoratori e ribadiamo che qualsiasi piano industriale dovrà prevedere il mantenimento dei livelli occupazionali in tutti gli stabilimenti, da Termini Imerese ad Arese>>. (ore 15:00)