Roma – E’ stato reso noto poco prima di mezzanotte il comunicato stilato dal Cda di Alitalia a seguito della riunione di approvazione della trimestrale.
Complice anche il caro petrolio, il rosso del vettore nazionale diventa sempre più acceso e segna
perdite prima delle imposte pari a 215 milioni di euro, con un peggioramento di 62 milioni rispetto al precedente esercizio. Questa perdita comprime il patrimonio netto al 31 marzo a circa 360 milioni, in caduta dai 573 milioni risultanti a fine 2007.
Il passivo dovrebbe però aumentare nel definitivo progetto di bilancio 2007, che il consiglio esaminerà solo il 26 maggio. Il cda dovrà valutare anche se esiste la «continuità aziendale».
Corresponsabile dell’aumento del passivo di Alitalia è «l’erosione della credibilità commerciale dovuta alle criticità nel processo di privatizzazione, con rilevanti ripercussioni sullo sviluppo delle vendite e la riduzione di traffico determinata dalla modifica del network». A grande fatica e con imbarazzo, il bilancio negli anni scorsi ha superato l’esame della società di certificazione, Deloitte. È probabile che nel bilancio vi siano svalutazioni o accantonamenti. Si dovrà decidere anche se fare ulteriori svalutazioni alla flotta, dopo quella di 197 milioni nel bilancio 2006.
In definitiva, il capitale della compagnia è quasi azzerato. È necessaria e urgente quindi una ricapitalizzazione, da fare «in tempi strettissimi», ha sottolineato il cda, forse prima dell’estate. L’aviolinea è già in situazione di bancarotta. Il collasso finanziario è stato evitato solo con il prestito statale da 300 milioni, erogato il 5 maggio in base al decreto legge del 23 aprile del Governo Prodi, concordato con Silvio Berlusconi. Ma manca l’approvazione dell’Ue che non arriverà prima della fine del mese, sempre che arrivi…
Il Governo, intanto, continua a sperare nella presenza di soci privati per accompagnare la ricapitalizzazione. Ancora però questi soci non si sono manifestati, nonostante gli appelli preelettorali di Berlusconi a una «cordata italiana» e l’incarico al suo consulente Bruno Ermolli perché la organizzi. «Dobbiamo risolvere positivamente, contemperando l’interesse nazionale con le regole del mercato, una rilevante questione come la crisi dell’Alitalia, senza svendere e senza nazionalizzare», ha detto ieri il premier alla Camera. «Facendo appello al contributo decisivo della finanza e dell’impresa italiane che hanno tutto da guadagnare e niente da perdere da un Paese più moderno ed efficiente e da un sistema di infrastrutture e di trasporti adeguato ai bisogni e al rango della nostra economia». A questo punto, si potrebbe fare avanti anche AirOne che da tempo attende di poter fare la due diligence. Il consiglio Alitalia ha discusso anche la «richiesta di dati e informazioni aggiornati sulla compagnia», presentata il 9 Maggio a nome di un’imprecisata cordata di «imprenditori e investitori» da Bruno Ermolli, «nella sua qualità di incaricato dal presidente del Consiglio». Il vertice della compagnia, d’intesa con il Tesoro e la Consob, non ha accettato l’insolita richiesta, limitandosi ad «apprezzarla» e invitando Ermolli a presentare prima una manifestazione d’interesse. Perché la “cordata Ermolli” non ha presentato un’offerta per la privatizzazione di Alitalia, né si conosce chi sarebbero i componenti. Essendo quotata, Alitalia non può divulgare dati azienda