Roma – Si è svolto ieri il tavolo tecnico voluto dal ministro dello Sviluppo Economico Claudio Scajola, per provare a ricucire lo strappo apertosi nei rapporti fra i sindacati Fiat e i vertici del Lingotto, soprattutto relativamente a Termini Imerese.
Scajola ha spiegato ai sindacalisti che il governo chiederà a Marchionne di aumentare la produzione di auto in Italia. Per convincere l’azienda a salvare lo stabilimento siciliano, l’Esecutivo metterà sull’altro piatto della bilancia risorse per la ristrutturazione della fabbrica e soprattutto per una nuova tornata di incentivi. Una proposta che il ministro intende portare avanti anche attraverso una serie di incontri informali che si terranno prima dell’incontro chiave, a Palazzo Chigi, il 21 Dicembre tra Fiat, sindacati e Governo.
Secondo quanto riferiscono fonti sindacali presenti alla riunione Scajola ha detto<<Dopo la mia visita a Termini Imerese abbiamo focalizzato la nostra trattativa sul fatto che la produzione in Italia è inferiore alle nostre aspettative. Su questo dato stiamo poggiando la nostra azione. Ci muoviamo con l’obiettivo di aumentare la produzione e fino al 21 dicembre abbiamo tempo per lavorarci sopra>>
Il Governo farà la sua parte garantendo politiche industriali di sostegno a partire dagli incentivi alla ricerca e all’innovazione per il 2010. Ai sindacati che chiedono un aumento della produzione in Italia da 600 mila a 1,6 milioni di auto, il ministro ha risposto confermando che la produzione italiana (Fiat) assorbe solo il 34% delle vendite in Italia, contro il 105% della Francia (ovvero qui si esporta), il 166% della Spagna, il 179% della Germania. Insomma, sarebbe meglio produrre in Italia le auto comprate dagli italiani.
Marchionne dal canto suo, ha più volte rimarcato che un solo stabilimento in Polonia o in Brasile (con 6-7 mila operai) produce più o meno le stesse auto (650.000) prodotte in ben sei stabilimenti Fiat in Italia da 22.000 dipendenti. Va da sé, nel 2009 gli operai delle fabbriche italiane sono state per intere settimane fermi in Cassa integrazione; resta il fatto che per l’ad del Lingotto una situazione simile non può reggere. Per i sindacati, Cisl e Cgil con Bonanni e Camusso chiedono che il rinnovo degli incentivi sia condizionato al salvataggio delle fabbriche italiane.
I metalmeccanici delle varie sigle chiedono l’aumento della produzione italiana, mentre la Fismic chiede che venga impedita la produzione di minicar in Serbia, mentre Roberto Mastrosimone, della Fiom di Termini è ancora più esplicito: <<Bisogna dire le cose come stanno, per rilanciare la produzione in Italia, la Fiat deve ridurre gli impegni all’estero. Riduca la produzione in Polonia, in Turchia, in India, eviti di investire in Serbia e si concentri in Italia, altrimenti oggi tocca a Termini Imerese, ma domani toccherà chiudere anche Pomigliano>>. E di Termini Imerese si è parlato ieri durante il tradizionale incontro fra il top management di Fiat ed Exor con i soci dell’accomandita Giovanni Agnelli e C. che riunisce i vari rami della famiglia Agnelli.
Sergio Marchionne e Luca Montezemolo hanno fatto cenno all’assetto produttivo della Fiat che oggi sarà al centro del primo colloquio con Scajola. Ma soprattutto hanno illustrato l’andamento dell’azienda nei primi nove mesi e hanno presentato l’operazione Chrysler, spiegando la portata strategica anche per il Lingotto dell’ingresso nella casa Usa.  (ore 12:00)
Nella foto: il ministro Claudio Scajola a destra e in primo piano l’a.d. di Fiat Sergio Marchionne.

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