Washington – Questa notte durante la presentazione del business plan ai membri del congresso Usa, Sergio Marchionne ceo di Chrysler, ha spiegato che Chrysler nel breve periodo lascerà scivolare la propria quota di mercato per concentrarsi sugli obiettivi di ristrutturazione a più lungo termine.
Marchionne ha anche detto che l’impianto di Sterling Heights in Michigan resterà aperto nel 2011, secondo quanto riferito dal parlamentare Candice Miller. In passato Chrysler aveva detto che l’impianto, dove vengono prodotte le Sebring e le Dodge Avenger, sarebbe stato chiuso come parte del piano di ristrutturazione.
Nel piano industriale, Marchionne prevede di ottimizzare la linea di produzione e di concentrarsi sul marchio Dodge. Un’altro punto fondamentale è la produzione di motori più ecologici. Alcuni veicoli saranno inoltre riprogettati per essere compatibili con le piattaforme Fiat.
Ieri sera Chrysler, in una nota, ha fatto sapere che deve ancora risolvere una serie di questioni riguardo la possibile estensione della produzione a Srerling Heights, e che sta portando avanti delle trattative con funzionari locali e statali e con gli asset manager. La casa automobilistica sta continuando a “studiare luoghi alternativi” per la produzione, anche al di fuori del Michigan. Miller ha detto che Sterling Heights è pronta a competere per mantenere il sito.
Marchionne, inoltre, nella consueta intervista di fine anno ad AutomotiveNews, questa volta nella doppia veste di ceo di Fiat e di Chrysler, promuove l’impegno Usa nei confronti dell’industria automobilistica e boccia senza mezzi termini quello europeo. Mentre Washington ha agito concretamente, Bruxelles non ha mosso un dito.
<<In Europa – ha detto – non ci si è ancora occupati della sovraccapacità strutturale mentre in Usa l’amministrazione Obama ha costretto il settore a una ristrutturazione. Risultato: negli Stati Uniti le società che riemergono dalla bancarotta saranno molto più adatte a realizzare un ritorno sul capitale. Ecco perché – secondo Marchionne – Fiat non potrà raggiungere in Europa un margine operativo del 7-7,7%, risultato che Chrysler avrà invece modo di toccare negli Stati Uniti entro il 2014>>. Il problema della sovraccapacità è un nodo da risolvere al più presto, come più volte chiesto da Marchionne soprattutto quando era alla guida dell’Acea (Associazione che riunisce i costruttori di auto nel mondo). In sintesi la questione è questa: nel mondo la capacità produttiva è di 90 milioni di vetture l’anno e di queste almeno 30 milioni sono in sovrappiù rispetto a quanto il mercato è in grado di assorbire in condizioni normali. Circa un terzo di questa capacità è installata in Europa, dove persiste il basso grado di utilizzo degli stabilimenti.
<<Il governo Usa sta affrontando correttamente i problemi dell’industria dell’auto, l’Europa no – insiste -; da noi, inoltre, interessi nazionali continuano a prevalere sulla salute generale del settore>>.
Marchionne, che illustrerà i piani del gruppo Fiat nel primo trimestre del 2010 non fa anticipazioni sul futuro del Lingotto(«dico solo che se dovessi ridisegnare Fiat non costruirei gli impianti dove sono ora»), ma si sbilancia un po’ di più su quello di Chrysler affermando la Casa americana può sopravvivere a un’altra recessione.
<<Non prevediamo miracoli per Chrysler – ha spiegato – ma siamo impegnati in poche e precise scelte che si tradurranno nei cambiamenti necessari>>.
Una battuta anche sul suo doppio e impegnativo ruolo: <<Lavoro 7 giorni su 7, 24 ore al giorno; non può andare avanti per sempre. Fiat e Chrysler hanno bisogno di una soluzione permanente per il ruolo di ceo, tema che va affrontato nei prossimi 24 mesi>>. Per concludere l’a.d. ha dato indicazioni sul programma dei modelli italiani per gli Usa e quello dei marchi Chrysler, Dodge e Jeep. Per la distribuzione delle Alfa Romeo si cercherà un collocamento di mercato tenendo anche presente il posizionamento dei Marchi tedeschi.
<<Ma non avremo certo bisogno – ha detto il ceo – dei 3 mila dealer che fanno parte della rete Chrysler, ce ne basteranno alcune centinaia>>. Per il marchio Chrysler e la linea di prodotti Lancia, Marchionne ha confermato che funzioneranno come un unico brand, con Chrylser forte in Usa. La Fiat 500, invece, nascerà in Messico con motori di produzione Usa. Infine, Russia o Cina ospiteranno la produzione di future Jeep.
TERMINI IMERESE – E mentre dagli Usa Marchionne lancia stilettate su quello che pare un probabile ridimensionamento dell’Impero Fiat in Italia, a Termini Imerese prosegue la protesta delle tute blu che da giovedì sono incatenati davanti al duomo e passano le notti in una tenda della Protezione civile. Ieri, nel giorno dell’Immacolata, gli operai della Bienne Sud, azienda che si occupa della verniciatura delle auto, hanno preso parte alla processione, trasportando per un tratto la statua della Madonna. <<Di fronte all’indifferenza dell’azienda e alla debolezza della risposta della politica – dicono gli operai – solo lei può salvarci. Bisogna fare di più e vogliamo credere che nell’incontro del 21 il ministero dello Sviluppo economico e i sindacati faranno cambiare idea all’azienda>>.  (ore 11:00)
Nella foto: Sergio Marchionne, ceo Fiat e Chrysler.