Roma – Probabile richiesta di rinvio a giudizio all’orizzonte per l’ex presidente Rai Antonio Baldassarre che era a capo di una delle due cordate, che secondo l’accusa si sono poi rivelate fasulle, per l’acquisto di quote Alitalia dal Tesoro. Ma al di là della ipotesi della manipolazione del mercato contestata e del reale effetto sul titolo in borsa, le due false proposte avrebbero influito in modo negativo proprio nella delicata fase – come era quella del dicembre del 2008 – della stessa trattativa per la cessione ai privati della quota del Tesoro, trattativa che dopo il default della compagnia di bandiera ha visto prevalere alla fine il consorzio Cai.
È questo il senso di uno dei passaggi del doppio decreto di chiusura delle indagini, e contestuale deposito degli atti che di norma è propedeutico ad una richiesta di rinvio a giudizio, delle due inchieste parallele della procura di Roma che hanno avuto come oggetto nei mesi scorsi alcune tra le offerte per l’acquisizione del pacchetto azionario di Alitalia, appunto quelle fatte rispettivamente dalla cordata capeggiata dall’ex giudice della Corte Costituzionale, ed ex presidente Rai, Antonio Baldassarre, e da un gruppo che sosteneva, falsamente, di rappresentare la prestigiosa compagnia aerea asiatica Singapore Airlines.
La chiusura delle indagini per l’ipotesi di reato di aggiotaggio (un reato che prevede pene da due a 18 anni con una sanzione pecuniaria da 20 a cinque milioni di euro), che prelude alla richiesta di rinvio a giudizio, riguarda per la prima inchiesta Antonio Baldassarre; per la seconda tranche sono coinvolti un commercialista di Milano Luigi Pezzoni e il finanziere americano Arun Savkur, direttore del fondo Evergeen Found che presentarono una manifestazione di interesse proprio nel giorno del Cda di Alitalia, comunicandola nel contempo alla Presidenza del Consiglio all’epoca di Romano Prodi.
L’ex presidente della Corte Costituzionale, interrogato nel mesi scorsi, aveva spiegato di aver presentato successivamente una denuncia perché egli stesso vittima di un presunto illecito compiuto da una società di diritto svizzero aderente alla cordata.
Nella inchiesta sulla cordata attribuita falsamente a Singapore Airlines, che smentì ufficialmente di aver avanzato una offerte per l’acquisizione delle quote del Tesoro di Alitalia, i pm hanno appurato che la manifestazione di interesse venne affidata a due advisor rispettivamente Vincenzo De Bustis, ad di Deutsche Bank Italia, e per la parte legale all’avvocato milanese Pietro Tantalo rappresentante dello studio legale inglese Orrick. I due non sono indagati avendo spiegato alla procura, che li ha sentiti come persone informate dei fatti, di aver fornito una mera prestazione professionale. La lettera di manifestazione di interesse – elaborata nel corso di una conference call Da Pezzoni era firmata S.A. Limited, con una chiara e fallace analogia dell’acronimo con quello di Singapore Airlines.
Su Alitalia c’è una seconda inchiesta per bancarotta che vede indagate gli ex presidenti e ex amministratori delegati dal 2000 al 2007, ossia alla vigilia della cessione a Cai del pacchetto azionario. (ore 15:29)