Torino – C’è fermento nell’ambiente Fiat in attesa dell’incontro di domani al quale prenderanno parte oltre ai vertici del Lingotto, i rappresentanti del governo, i sindacati, i rappresentanti delle regioni interessate. Comprensibile l’apprensione legata al vertice dal quale dipenderà il futuro dell’azienda torinese, infatti, fuori dal Palazzo del Governo è prevista la presenza delle rappresentanze degli operai che presidieranno la piazza.
Circa 400 quelli che dovrebbero partire da Torino, mentre stasera alle 23:00 è prevista la partenza di un treno da Termini Imerese.
Ed è lo stabilimento siciliano, insieme a quello di Pomigliano, quello che da questo incontro ha maggiormente da perdere.
Molti i punti sul tappeto: la riorganizzazione produttiva in Italia, la salvaguardia occupazionale, gli incentivi e le alleanze straniere.
Marchionne – che ieri ha accolto il presidente serbo, Boris Tadic, in visita al Centro stile Fiat – dovrà rispondere anche a chi, dall’altra parte del tavolo, chiederà nuovamente un aumento della produzione di auto proprio in Italia.
Lo ha fatto ieri il leader della Cgil Guglielmo Epifani, che ha affermato: << Marchionne ha avuto coraggio nell’operazione Chrysler. Ora bisogna fare attenzione perché la Fiat è un’azienda italiana. Siamo il paese dove si producono meno auto e non bisogna spostare il baricentro negli Usa – ha detto – Non si devono chiudere gli stabilimenti del Sud. Termini Imerese, tra lavoratori diretti e l’indotto, impiega 3.000 persone e se dovesse chiudere queste persone non avranno alcuna prospettiva>>.
Stessa opinione per Il leader della Cisl Raffaele Bonanni: <<Deve passare il principio che i soldi pubblici sono preziosi e le aziende devono garantire stabilità occupazionale. Ma questo principio – ha aggiunto- vale anche per la Merloni, l’Eutelia, le aziende in crisi in Sardegna, i tanti nodi non ancora sciolti nel nostro Paese, che hanno bisogno di soluzioni coerenti>>.Per Luigi Angeletti della Uil, la Fiat deve aumentare la propria capacità produttiva: <<In Italia si vendono 2 mln di auto e se ne producono 650.000. Noi compriamo auto in misura tre volte superiore a quante ne produciamo, e siamo l’unico Paese occidentale dove questo avviene. Allora questo è il problema, in Italia – ha spiegato – non c’è eccesso di capacità produttiva>>.  (ore 12:00)
Nella foto: il ministro Claudio Scajola e Sergio Marchionne.