Roma – Si è svolto a Palazzo Chigi l’atteso incontro fra Sergio Marchionne, il sottosegretario alla presidenza del Consiglio Gianni Letta i ministri Scajola, Sacconi, Fitto e Prestigiacomo, i segretari generali di Cgil, Cisl e Uil, Epifani, Bonnani e Angeletti, il segretario nazionale dei metalmeccanici Domenico Centrella e il segretario confederale Cristina Ricci di Ugl, durante il quale l’a.d. del Lingotto ha illustrato il piano industriale del Gruppo.
In primis l’aumento di produttività. Entro il 2012 la Fiat si è detta disponibile a produrre fino ad un range compreso tra 800 mila e 1 milione di vetture, dalle 650 mila auto attuali,  avrebbe detto l’a.d. di Fiat precisando che dovrebbe anche aumentare la produzione di veicoli commerciali leggeri da 150 mila a 220 mila unità. Nel biennio 2010-2011 – secondo il piano – arriveranno 11 nuovi modelli auto, tra cui il nuovo Doblò, la Giulietta, la nuova Panda e la nuova Ypsilon. Il tutto attraverso un investimento di Fiat pari a 8 miliardi di euro da destinare al territorio nazionale.
Per quanto riguarda i nodi di Termini Imerese e Pomigliano D’Arco, Marchionne ha assicurato che in merito alla situazione dello stabilimento siciliano <<Siamo disposti a discutere proposte di riconversione con la Regione Sicilia e con gruppi privati anche al di fuori della produzione di automobili per la quale – ha confermato – resta lo stop nel 2011>>. Marchionne ha spiegato che la decisione è dovuta alle condizioni di svantaggio competitivo, difficoltà strutturali e costi eccessivi. <<Lo stabilimento è in perdita, non possiamo più permettercelo>>, ha aggiunto. Su Termini Imerese, il ministro dello Sviluppo Economico Claudio Scajola ha ribadito la sua posizione: <<Dobbiamo tutti prendere impegni per Termini Imerese. Marchionne è disposto a collaborare. Abbiamo tempo di mettere insieme le risorse che la Regione Sicilia ha già dichiarato e quelle che il governo può dare per uno sviluppo diverso>>.
Per Pomigliano Marchionne ha confermato la possibilità di destinare allo stabilimento una nuova piattaforma per la produzione della futura Panda. <<Ci vuole comunque – ha sottolineato l’ad – un “atto di coraggio” dato che si tratta dell’impianto più penalizzato per l’assenza di incentivi e sul quale l’azienda ha già investito 100 milioni di euro senza riuscire a sanare la situazione. La destinazione di una nuova piattaforma allo stabilimento campano richiede infatti ingenti risorse e comporterà ulteriore inattività per i lavoratori. Servirà un prolungamento del sostegno al reddito dato che questa soluzione, pur comportando un impegno per tutti, è l’unica strada, anche se non è una soluzione ottimale dal punto di vista della logica industriale>>.
E in tema di incentivi l’a.d. ha ribadito che <<la Fiat non è un’azienda assistita dallo Stato, in quanto gli incentivi sono stati finanziati dal Lingotto e il credito accumulato dal gruppo è di circa 800 milioni di euro>>.
<<Abbiamo un piano ambizioso per la Fiat, soprattutto in Italia – ha ribadito Marchionne anche se l’amministratore delegato della Fiat prevede per il 2010 una domanda di auto stabile – L’operazione Chrysler è un tassello fondamentale per il futuro della Fiat, ma in Italia è necessario conciliare i costi industriali con la responsabilità sociale. Vogliamo che l’incontro di oggi sia tutt’altro che rituale – ha detto poi Marchionne – Occorre conciliare i costi industriali con la responsabilità sociale: il puro calcolo economico avrebbe conseguenze dolorose che nessuno vuole. Un’attenzione esclusiva al sociale condurrebbe tuttavia alla scomparsa dell’azienda>>.
Parole che incontrano sicuramente l’approvazione dei rappresentanti sindacali, dal momento che a poche ore dall’incontro il segretario della Cisl, Bonanni, aveva affermato: <<Aspettiamo un’offerta ragionevole da parte della Fiat che mantenga tutti i posti di lavoro. Lo Stato sostenga questa tesi – ha detto Bonanni – non si possono utilizzare i criteri del mercato solo per il lavoro e poi chiedere gli interventi statali. Lo Stato intervenga solo se ci sono garanzie per l’occupazione>>.
Sostegno invocato anche dall’arcivescovo di Torino Severino Poletto che ha dichiarato: <<Non conosco i progetti Fiat capisco che non si possono produrre auto che nessuno compra ma l’azienda deve fare il possibile per non licenziare>>. Poletto ha quindi rivelato d’aver cercato <<da oltre un mese di incontrare l’a.d. del Lingotto, Sergio Marchionne ma,pur desiderandolo non ho avuto modo>>.
Intanto circa 400 operai della Fiat stanno protestando al centro di Roma a poche decine di metri di Palazzo Chigi. Nella tarda mattinata gli operai di Termini Imerese e di Pomigliano hanno esposto striscioni e intonato slogan in piazza Montecitorio davanti alla Camera dei Deputati. La situazione seppur tranquilla è tenuta d’occhio da decine di agenti della Polizia. (ore 16:50)
Nella foto: Sergio Marchionne.