Bologna – Il concetto del prodotto low cost di qualità prenderà sempre più piede. Questa previsione è stata formulata nell’ambito del convegno “C’è il low cost nel futuro dell’automobile?”, organizzato dal Centro Studi Promotor GL Events e dalla Facoltà di Scienze Statistiche dell’Università di Bologna con il sostegno di Findomestic. Proprio quest’ultima ha elaborato un’approfondita indagine sull’auto in chiave “low cost”, da cui emerge che buona parte degli italiani si dichiara pronta a rinunciare a elementi come immagine e prestigio (58%) e apparecchiature per navigazione e comunicazione (51%), che attualmente sono parte integrante dello zoccolo duro delle peculiarità e delle dotazioni dall’importanza primaria al momento dell’acquisto. Alla stessa stregua, è da rimarcare il fatto che i consumatori italiani danno importanza alla salvaguardia ambientale, giacché solo l’8% valuta l’eventualità di rinunciarci per garantirsi minori esborsi quando compreranno un’auto nuova. È invece meno sorprendente che quasi la metà (44%) sia invece pronta a restrizioni nei servizi al momento della vendita, come pure a un minor grado di ‘classe e stile’ della vettura se ciò permetterà loro di spendere meno. Del resto, che gli italiani siano pronti a rinunce al momento dell’acquisto di beni o servizi, accettando di buon grado la soluzione del low cost, lo si desume pure dalle stime di AssoLowcost, secondo le quali – in relazione all’andamento dell’economia e al fatto che il fatturato del settore ha già toccato il 4,45% del Pil nel 2009 – questi prodotti (e servizi) che costano notevolmente meno (fino al 50%) pur vantando un contenuto funzionale pressoché uguale a quello dei prodotti a costo pieno, registreranno un’ulteriore progressione commerciale.
Alla base di questa notevole diffusione vi sono aspetti come l’innovazione o l’ottimizzazione e per quanto concerne l’anno in corso si prevede che le vendite del low cost di qualità di tutti i prodotti e servizi registreranno un aumento valutabile tra il 6% e l’8% – il che non è poco. Il concetto cardine del prodotto e servizio “low cost” si è esteso nel corso degli ultimi anni a svariati nuovi settori, che vanno dai viaggi aerei alla grande distribuzione, alle vacanze, passando per i servizi finanziari, per i mezzi di trasporto e così via. E ciò ottenendo riscontri sempre più ampi e quote di mercato costantemente in crescita. Sembrerebbe quindi che gli italiani stiano reagendo alla crisi economica cambiando modelli di consumo e adottando comportamenti ispirati a criteri come la voglia di rinnovamento.
Si è fotografata quindi una società in forte trasformazione, all’interno della quale sta aumentando, dopo anni di sostanziale immobilismo, la componente più aperta al cambiamento. La direzione presa è quella di nuovi stili di vita e consumo, con una particolare attenzione per il low cost. Il calo della “seduzione degli status symbol” è bilanciato da un desiderio crescente di approfondimento, conoscenza e arricchimento personale.
Alla Facoltà di Scienze Statistiche dell’ateneo emiliano, dopo gli interventi della professoressa Angela Montanari, preside della Facoltà di Scienze Statistiche, e di Giada Michetti, a.d. di GL Events Italia, i relatori hanno rimarcato come, in un mercato fondamentalmente stazionario, nel 2009 le vendite di modelli dichiaratamente low cost siano progredite del 150%.
Giorgio Rizzo, partner Longview Consulting, ha sottolineato come la dizione “low cost” non si limita al significato di “low price” e che si tratta di un ambito che può permettere utili notevoli alle aziende e risparmi ai consumatori. Il settore strettamente legato alle vendite dei prodotti e servizi low cost garantisce un’offerta attuale impensabile quindici anni fa; il low cost continuerà il suo andamento positivo anche dopo la crisi perché ha indotto a un mutamento strutturale dei mercati, senza contare che proprio le classi meno abbienti sono le più sensibili ai vantaggi legati a questa categoria merceologica.
Stefano Martini, responsabile comunicazione corporate e Osservatorio Findomestic Banca, ha osservato come l’evoluzione dei costi dell’auto in un contesto generale porti a un maggiore orientamento dell’utente finale nei riguardi della filosofia low cost.
Il vice presidente di Federauto, Oreste Ruggeri, ha posto l’accento sulla necessità di applicare una forte rigenerazione del settore, ricordando che le auto low cost prodotte in Estremo Oriente non faranno la differenza che molti si attendono poiché sono state concepite per i mercati locali, che hanno esigenze diverse da quelle dei consumatori occidentali.
Massimo Borio, direttore marketing e comunicazione Citroën Italia, ha ricordato come alcune aziende abbiano rivoluzionato il settore del low cost e che proprio la stessa Citroen, già nel 1948, lanciò la 2CV, antesignana della filosofia low cost applicata all’auto. Del resto la Casa francese ha già un listino con prodotti che si possono considerare low cost, con particolare attenzione al design e all’equipaggiamento.
Gian Primo Quagliano, presidente del Centro Studi Promotor GL Events, concludendo i lavori ha affermato che dall’attuale crisi dell’auto si uscirà con interpretazioni nuove di un prodotto antico e sempre attuale: l’automobile, in cui la dimensione low cost assumerà un ruolo di crescente importanza. (ore 18:00)