Torino – L’esito del referendum a Pomigliano sull’accordo separato con i sindacati non è stato quello sperato da Fiat. Nel voto dei lavoratori, il sì ha prevalso al 63%, ma non c’è stato l’ampio consenso atteso dall’azienda (almeno il 70-80%). Per il momento dal Lingotto non arrivano prese di posizione.
L’amministratore delegato Sergio Marchionne è a Torino e non si prevedono spostamenti. La sua prossima uscita pubblica potrebbe essere lunedì 28 all’assemblea degli industriali torinesi, dove interverrà il numero uno di Confindustria, Emma Marcegaglia. Circolano intanto le prime indiscrezioni sulle prossime mosse dell’azienda, secondo cui si starebbe già valutando l’opzione Polonia per la produzione della nuova Panda. Fonti del Lingotto gettano acqua sul fuoco, spiegando che si stanno valutando le diverse possibilità. Tra le soluzioni emerse negli ultimi giorni c’è anche il cosiddetto piano C, che prevede una newco controllata da Torino per rilevare lo stabilimento e riassumere gli addetti con un nuovo contratto definito dal management del Lingotto. Una strada meno complicata dell’opzione polacca, che aprirebbe però forti problemi sul fronte politico e sindacale.
Anche il comunicato diramato delle prime ore del pomeriggio dal Lingotto non ha portato chiarezza alle varie ipotesi: <<L’azienda – si legge nel documento – apprezza il comportamento delle organizzazioni sindacali e dei lavoratori che hanno compreso e condiviso l’impegno e il significato dell’iniziativa di Fiat Group Automobiles per dare prospettive allo stabilimento Giambattista Vico di Pomigliano.La Fiat ha preso atto della impossibilità di trovare condivisione da parte di chi sta ostacolando, con argomentazioni dal nostro punto di vista pretestuose, il piano per il rilancio di Pomigliano. ’azienda lavorerà con le parti sindacali che si sono assunte la responsabilità dell’accordo al fine di individuare ed attuare insieme le condizioni di governabilità necessarie per la realizzazione di progetti futuri>>.
A Pomigliano d’Arco, quindi, ha vinto il fronte del sì. Sono stati 2.888 voti i voti favorevoli, 1.673 quelli per il no, 59 le schede nulle e 22 quelle bianche. Lo spoglio delle schede si è protratto per tutta la notte e soltanto poco dopo le 4 si sono conosciuti i risultati definitivi. Nessun plebiscito, dunque, così come si aspettavano tutte le organizzazioni sindacali. Il 36% delle tute blu, infatti, ha scelto di dire no. La percentuale di affluenza è stata pari al 95% con un assenteismo al 2,5%. Dato rilevante che segna una massiccia partecipazione, forse la più alta in una consultazione sindacale. <<Un dato inequivocabile – ha detto il ministro del Welfare, Maurizio Sacconi – non voglio nemmeno ipotizzare che Fiat cambi idea. Credo si debba essere soddisfatti, l’approvazione è inequivocabile e penso che gli investimenti dell’azienda siano la logica conseguenza del referendum>>.
<<Il risultato del referendum alla Fiat di Pomigliano indica che l’azienda ha sbagliato a contrapporre lavoro e diritti
– sottolinea la vicesegretaria generale della Cgil, Susanna Camusso – e bisogna quindi riaprire il confronto per trovare una soluzione condivisa>>. L Uilm definisce “eccezionale” il risultato del referendum. <<Si tratta di un dato – afferma il segretario generale Rocco Palombella – che ci permette di sollecitare Fiat affinché dia piena applicazione al piano d’investimenti per Pomigliano>>.
<<Col voto – aggiunge il segretario generale della Uilm Campania, Giovanni Sgambati – si è registrata una maggioranza significativa per l’accordo che deve essere quanto prima sottoscritto. Il risultato è eccezionale, perché su temi come la flessibilità in passato ogni accordo tra le parti era stato in seguito bocciato dalla consultazione tra i lavoratori. Questa volta l’epilogo è stato opposto>>. (ore 12:30)
Ultimo aggiornamento alle ore 16:00.