Milano – Alimentazioni alternative. Di tutto di più. Il petrolio non è una miniera inesauribile e bisogna prepararsi. Il petrolio e i suoi derivati inquinano e bisogna ridurli e prima o dopo eliminarli. Le strategie sono diverse e gli studi che vengono condotti riguardano diversi prodotti in natura che possono sostituire il petrolio. L’auto elettrica arriverà, anche quella ad idrogeno. Ma bisogna vivere nel presente prima ancora che nel futuro. Il  Dipartimento dell’Agricoltura statunitense dopo aver analizzato lo stato attuale dei biocarburanti nei trasporti negli Usa ha pubblicato un  rapporto che delinea un sistema di piani regionali per aumentare la produzione e la distribuzione dei biocarburanti e sollecita maggiori investimenti in ricerca e sviluppo in alcuni settori cruciali, relativi a materie prime, metodi sostenibili di produzione e gestione, tecnologie efficienti per prodotti di alto valore, strumenti decisionali.
Per centrare l’obiettivo si stima necessario realizzare 527 bioraffinerie della capacità media unitaria di 100 milioni di galloni l’anno (378 milioni di litri),
l’investimento previsto è di circa 168 miliardi di dollari e dal punto di vista occupazionale è prevista la creazione a regime di oltre 21.000 nuovi posti di lavoro stabili (40 per ciascuna bioraffineria) e diretti, escluso quindi l’indotto.
Attualmente negli Usa sono in servizio poco più di 200 bioraffinerie con una capacità annuale di circa 51 miliardi di litri, e una produzione effettiva che nel 2009 è stata di 40 miliardi di litri e per il 2010 è stimata in 45 miliardi di litri. Dei 136 miliardi di litri che si stima verranno consumati nel 2022, almeno 80 miliardi dovranno essere costituiti da cosiddetti “biocarburanti avanzati”.
Ma biocarburante non significa solo mais, colza, zucchero da canna e altro. Il futuro potrebbero essere le alghe a garantirlo ed Assocostieri, l’associazione dei produttori di biocarburanti, ha presentato il progetto Mambo (acrostico di Micro alghe materia prima per bio olio), coinvolgendo la Stazione sperimentale per le industrie degli oli e dei grassi, il Crear ed alcune aziende produttrici come Novaol, Fox Petroli, OilBl, Dp Lubrificanti, Cereal Docks, Oxem ed Ecoil. Partner accademico l’Università degli Studi di Firenze che ha esaminato un particolare tipo di microalga, il nannochloropsis, selezionato dopo attenti studi fra milioni di ceppi e più di 50.000 specie differenti, alga che con la tecnica della starvazione raggiunge un potenziale produttivo di 18-20 tonnellate di olio per ettaro coltivato, circa 10 volte quello della colza. L’Italia potrebbe raggiungere a pieno regime una produzione di 2 milioni di tonnellate. L’obiettivo del ministero dello Sviluppo economico è di avere nel 2020 il 60% del parco auto circolante alimentato a biodiesel.
I combustibili ecologici possono essere determinanti anche e soprattutto per i Paesi poveri che ne ricaverebbero stabilità nei costi e un rilancio dell’industria interna. L’India, Paese produttore di auto ma povera di idrocarburi è costretta ad effettuare pesanti importazioni e il governo di New Delhi ha deciso che sul mercato venga introdotta solo benzina che contenga almeno il 5% di etanolo per favorire le industrie indiane che producono zucchero di canna, da cui deriva appunto l’etanolo. Optano per i combustibili ecologici anche Thailandia, Filippine, Mozambico, Etiopia, Angola, Madagascar. In Angola e Nigeria il progetto è appoggiato dalle compagnie petrolifere nazionali, per contenere i consumi locali di petrolio massimizzando i proventi dell’export. (ore 10:30)

SHARE
Dal 1993 pubblicista iscritta all’Ordine dei giornalisti. Diplomata al Conservatorio, ha fatto esperienze musicali come cantante. Le piace Brahams ma ascolta Charlie Parker. Ha un debole per il sushi e la cucina cinese. Ama i gatti neri. Collaboratrice di Automotonews.com dal 2001.