Fiat Melfi,sale la tensione con la Fiom

Fiat Melfi,sale la tensione con la Fiom

Melfi – Alle 13:30 Giovanni Barozzino, Antonio Lamorte e Marco Pignatelli, i tre operai dello stabilimento della Fiat SATA di Melfi licenziati e reintegrati sul posto di lavoro dal giudice, si sono presentati ai tornelli della fabbrica con i legali della Fiom e un ufficiale giudiziario. Nessuno li ha fermati. Ma la Fiat ha deciso di non impiegarli nelle linee di produzione e di mettere a loro disposizione solo una saletta sindacale, dove dovranno restare durante il turno di lavoro. La Fiom-Cgil ha subito proclamato un’ora di sciopero per il secondo e il terzo turno e ha presentato una denuncia penale per la mancata osservanza della sentenza emessa dal tribunale del lavoro. La Fiom ha inoltre annunciato una lettera aperta al Capo dello Stato per ottenere un intervento celere della magistratura sulla vicenda.
  Giovanni Barozzino, delegato Fiom rivendica per sè e per gli altri due colleghi la <<dignità di lavoratori che non chiedono l’elemosina dello stipendio ma vogliono guadagnarselo nella catena di montaggio. Verremo qua tutti i giorni fino a quando i giudici non metteranno la parola fine. Noi vogliamo stare nella produzione e non in una saletta>>. Il ministro del Welfare, Maurizio Sacconi, non intende entrare nel merito del contenzioso giuridico anche se si dice d’accordo con il segretario generale della Cisl, Raffaele Bonanni, che ha invitato la Fiat a reintegrare i lavoratori. Il leader della Cisl ha inoltre lanciato un appello a Marchionne: <<Non cada nella trappola tesa dalla Fiom che ha bisogno di alimentare la confusione e sta riuscendo a spostare l’attenzione dall’investimento a una conflittualità fine a se stessa>>.
Fiat SATA ha diramato un comunicato per precisare la posizione dell’azienda: <<Con riferimento alla vicenda dei licenziamenti di Melfi la SATA S.p.A. ritiene necessario ribadire ancora una volta che i comportamenti contestati ai tre scioperanti sono stati di estrema gravità, in quanto, determinando il blocco della produzione, hanno leso la libertà d’impresa, causato un danno economico e condizionato il diritto al lavoro della maggioranza degli altri dipendenti che non avevano aderito allo sciopero. Nella ferma convinzione che nella prima pronuncia non siano stati colti compiutamente gli aspetti disciplinarmente rilevanti della questione, SATA ha comunque doverosamente eseguito il provvedimento di reintegro emesso dal Tribunale di Melfi, con il ripristino del rapporto con i lavoratori interessati, sia per gli aspetti retributivi sia per l’agibilità completa dell’attività sindacale, dei relativi diritti e connesse prerogative.
La decisione di SATA di non avvalersi della sola prestazione di attività lavorativa dei tre interessati, che costituisce prassi consolidata nelle cause di lavoro e che ha l’obiettivo di evitare ulteriori occasioni di lite tra le parti in causa, trova, nel caso specifico, ampia e giustificata motivazione nei comportamenti contestati che, in attesa del completarsi degli accertamenti processuali, si riflettono negativamente sul rapporto fiduciario fra azienda e lavoratori. Si tratta peraltro di comportamenti per i quali è in corso anche indagine penale da parte della Procura della Repubblica presso il Tribunale di Melfi.
L’azienda, fiduciosa che il Tribunale di Melfi, nel giudizio di opposizione, saprà ristabilire la verità dei fatti, ribadisce la ferma convinzione che siano pienamente legittimi i provvedimenti adottati nei confronti dei tre lavoratori e ritiene di poter ampiamente dimostrare nel corso dell’udienza fissata per il 6 ottobre prossimo che il comportamento tenuto dai tre scioperanti fu un volontario e prolungato illegittimo blocco della produzione e non esercizio del diritto di sciopero>>.
(ore 17:00)

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