Torino – Fumata nera e trattativa interrotta. Il piano per Mirafiori si è arenato, forse contro ogni previsione. La Fiat ha deciso di chiudere il confronto con i sindacati perché non ci sono le condizioni per realizzare l’investimento. I sindacati avevano chiesto di riprendere il confronto tra qualche giorno per poter valutare complessivamente le proposte dell’azienda ma Fiat Group <<ha preso atto – è precisato in un comunicato del Lingotto – che non esistono le condizioni per raggiungere una intesa sul piano di rilancio dello stabilimento di Mirafiori>> ed ha chiuso le trattative.Se c’è la possibilità di riprenderle nessuno lo sa.
Neanche il ministro del Lavoro, Maurizio Saccconi al quale  non resta che fare <<appello alla responsabilità di tutti gli attori del negoziato affinché intelligenza ed esperienza conducano a far prevalere il bene comune>>.
<<L’investimento ipotizzato da Fiat per lo stabilimento di Mirafiori – prosegue il comunicato del ministro- talmente importante per il futuro dei lavoratori, del territorio, dell’intero Gruppo e dell’economia italiana da meritare la ripresa del dialogo tra le parti con priorità di attenzione a quegli aspetti sostanziali che consentono la piena utilizzazione degli impianti con i conseguenti incrementi retributivi detassati. Ciò richiede l’abbandono di ogni pregiudizio e di ogni rigido formalismo da parte di tutti per ricercare ciò che unisce nel nome del lavoro e dell’impresa>>.
La Cisl non ritiene fallite le trattative senza possibilità di ripresa ma solo sospese.<<Non vengono certo da noi gli ostacoli e le difficoltà a concludere positivamente la trattativa – ha dichiarato il segretario generale della Cisl, Raffaele Bonanni – Vogliamo sperare che non vengano poste pregiudiziali o fatte sceneggiate tipiche dei tavoli politici, ma prevalga invece il senso di responsabilità e la necessità di portare avanti l’investimento nell’interesse della comunità torinese e del Paese. Occorre sviscerare ogni aspetto pur di arrivare ad una soluzione condivisa dalla Fiat e dai sindacati>>.
Meno possibilisti gli altri sindacati. Giorgio Airaudo, responsabile auto della Fiom nazionale: <<Ora serve andare alle assemblee. I lavoratori vanno informati. Non servono deroghe contrattuali, né accordi aziendali che sostituiscano la contrattazione nazionale. Tutto cio’ che chiede Fiat si può fare nel rispetto delle leggi e dell’ultimo contratto nazionale unitario, quello del 2008. Non sono stupito di quello che ha proposto la Fiat ma mi dispiace perché è in continuità con Pomigliano. Ai lavoratori viene chiesta massima disponibilità, la rinuncia a pause e mense, la fidelizzazione con l’impresa perché, come dice Marchionne, i lavoratori vengono arruolati in una guerra tra imprese e mercati>>.
Ora tutti si interrogano su quale sarà la prossima mossa di Marchionne, l’a.d. di ferro che non consente dilazioni alla sua tabella di marcia di rilancio del Gruppo automobilistico torinese nel contestato internazionale. (ore 14:30)

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