Torino – Uno dei pochi riconoscimenti che mancavano a Sergio Marchionne era una laurea in ingegneria, ora è arrivata anche quella. Ad assegnargliela, honoris causa, il Politecnico di Torino che lo ha nominato “dottore ingegneria gestionale”.
Prima di essere insignito dell’alloro universitario dal dal rettore dell’ateneo, Francesco Profumo, Marchionne ha pronunciato un breve discorso davanti ad una vasta e curiosa platea di giovani studenti che letteralmente pendevano dalle sue labbra.
«L’autentico valore di un uomo – ha detto – si misura nell’impatto umano, nella capacità di mettere la gente giusta al posto giusto, sfidando l’ovvio. Sì, perché i leader, quelli veri, sono persone normali, ma capaci di innescare il cambiamento.In realtà – ha spiegato Marchionne – segreti non ce ne sono. Perché ogni azienda è un caso a sé. L’unica cosa che non cambiano sono le persone, e i rapporti che si possono instaurare tra loro: è da questo elemento che dipende il risultato di un’impresa. E questa è l’unica ricetta che conosco.
Stiamo costruendo una nuova Fiat sulle radici di quella precedente. Si tratta di un lavoro appena iniziato – ha proseguito Marchionne parlando della Fiat – che chiama a raccolta le migliori energie della gente che lavora nel gruppo. La Fiat è un cantiere aperto. Il mondo dove operiamo è complesso, a volte caotico, i problemi da affrontare cambiano ogni giorno. Le variabili in gioco sono tante e grandi. Tutto questo richiede al sistema una flessibilità enorme, grande rapidità e capacità di adeguarsi in tempo reale ai cambiamenti del mercato. In caso contrario – secondo Marchionne – si rischia di fare la fine del cervo abbagliato dai fari di un’automobile. Spaventato, immobile, spesso ne viene travolto. La velocità a quello che non possiamo prevedere è l’unica arma che abbiamo per batterci ogni giorno.
Le persone che guidano la Fiat sanno adattarsi – ha affermato – reagiscono in tempi brevissimi e tengono un ritmo molto più veloce rispetto alla concorrenza. Per un’industria grande e complessa come la nostra è molto difficile, ma essenziale per cogliere tutte le opportunità che si presentano. E fa la differenza tra vincere o soccombere. L’attrazione al ritorno ad “un sistema di riposo”, c’è sempre, ma il sistema manageriale della Fiat non può permettere che ciò accada. Dobbiamo buttarci nel gioco – ha rivelato – senza neppure chiederci quale sarà la partita, perché quasi sempre, non è dato saperlo in anticipo. In tutto questo l’unica cosa che possiamo stabilire sono gli obiettivi. Lo abbiamo fatto in maniera chiara e rigorosa, a prescindere da quelle che sarebbero state le condizioni del mercato e dell’economia mondiale. Forse è anche per questo motivo – ha osservato – che qualcuno si e’ tanto sorpreso quando li abbiamo raggiunti. Nessuno di noi può frenare o alterare il funzionamento dei mercati. E non credo neppure sia auspicabile: questo campo aperto è la garanzia per tutti di combattere ad armi pari. E’ l’unica strada per avere accesso a cose che non abbiamo mai avuto prima. Ma l’efficienza – ha sottolineato – non è e non può essere l’unico elemento che regola la vita. Ci sono problemi più grandi, ai quali il mercato non è in grado di dare soluzione. E non credo riuscirà mai a farlo>>.
Nel suo lungo discorso, Marchionne ha spaziato su vari temi, dalla storia e il ruolo di Fiat in Italia, ai valori del gruppo, alle tematiche legate alla leadership. Nei vari passaggi della lectio, il manager ha citato Popper, Hegel e Heinstein, ma anche Mandela, alcuni vecchi zulu degli indigeni dell’Africa sub-sahariana, nonché testi di canzoni della musicista nigeriana Asa.
E’ sul messaggio conclusivo che Marchionne ha posto particolare accento: <<Quello che intendo dire a voi ragazzi è che il rispetto per gli altri deve rimanere un valore essenziale in tutto quello che farete. E’ l’unica cosa che ci rende davvero persone. Rispetto per gli altri significa soprattutto rispetto per le diversità. Vi esort