Torino – Rumors subito smentiti quelli che hanno involontariamente coinvolto Paolo Rebaudengo, responsabile delle relazioni industriali del Gruppo Fiat. La notizia era stata fatta circolare della Fiom e un portavoce della Fiat in un comunicato ufficiale ha prontamento smentito: <<Siamo stupefatti che il responsabile della Fiom, Maurizio Landini, riferisca di aver ricevuto una lettera firmata dall’amministratore delegato della Fiat, Sergio Marchionne, sul fatto che Paolo Rebaudengo non sia più responsabile delle relazioni industriali del Gruppo Fiat. Landini strumentalizza, attribuendo un significato politico inesistente, la notizia che si riferisce alla scelta personale della pensione da parte di Paolo Rebaudengo che, come precisa un comunicato interno emesso ieri “continuerà a collaborare con le strutture operative di Fiat S.p.A e di Fiat Industrial per la realizzazione di strategie nelle relazioni industriali>>.
La guerra dei nervi continua in attesa del referendum. Il tutto sarà facilmente verificabile fin dalla prossima riunione sindacale quando le delegazioni aziendali saranno guidate proprio dallo stesso Rebaudengo.
Nella strategia dei nervi si inserisce il botta e risposta  tra il segretario della Cgil Susanna Camusso e l’a.d. di Fiat Group Sergio Marchionne. Il leader della Cgil nella relazione introduttiva all’assemblea nazionale delle Camere del lavoro ha detto: <<L’a.d. del Lingotto, Sergio Marchionne, insulta ogni giorno il Paese e non rende noti i dettagli del piano Fabbrica Italia. Se Fiat può tenere nascosto il piano è anche perché c’é un governo che non fa il suo lavoro ma è tifoso e promotore della riduzione dei diritti>>.
Da Detroit dove si trova per il Naias replica Marchionne: <<Non si può confondere il cambiamento con un insulto all’Italia. Se introdurre un nuovo modello di lavorare in Italia significa insulto mi assumo le mie responsabilità, ma non lo è. L’ho già detto e lo continuo a ripetere: è un messaggio totalmente coerente con la strategia industriale di questo gruppo. Siamo assolutamente convinti che il modo di operare industrialmente in Italia, anche sulla base della nostra esperienza a livello internazionale, debba essere rinnovato. Stiamo cercando di cambiare una serie di relazioni che storicamente hanno guidato il sistema italiano. In questo sono assolutamente colpevole, stiamo cercando di cambiarlo, di aggiornarlo e di renderlo competitivo. Non si può confondere con un insulto all’Italia. Anzi vogliamo più bene noi all’Italia in questo senso cercando di cambiarla. Il vero affetto è cercare di fare crescere le persone e farle crescere bene, stiamo cercando di farlo a livello industriale. Il fatto che sia un modo nuovo non lo metto in dubbio e nemmeno che sia dirompente perché cambia il sistema delle relazioni storiche, ma che in questo si veda una mancanza di affetto verso l’Italia é ingiustificato. E’ uno sforzo sovrumano, non lo farebbe nessun altro>>.
Infine, l’affondo di Landini (Fiom) a margine dell’assemblea nazionale delle Camere del lavoro promossa dalla Cgil: <<Bisogna fare saltare l’accordo, renderlo non applicabile ed essere in grado di riconquistare i diritti che in termini sindacali significa riaprire la trattativa e considerare la vertenza ancora aperta. Tutto il sindacato, tutta la Cgil lo capisca>>. (ore 18:30)