Torino – Ha vinto il fronte del sì. Gli operai di Mirafiori hanno accettato, e di fatto rendono operativo, il “piano Marchionne”. Con l’inizio dello spoglio dell’ultimo seggio il vantaggio del sì è diventato irrecuperabile. Hanno votato, secondo gli ultimi conteggi, 5.139 persone (il 94,6%). Quando la vittoria del sì è stata certa un gruppo di sostenitori del no ha bruciato bandiere del fronte del sì davanti lo stabilimento. Alle ultime battute dello spoglio del referendum della Fiat di Mirafiori, quando la vittoria del sì era ormai matematica, lo scrutinio è stato momentaneamente sospeso per l’esultanza dei sostenitori del “piano Marchionne” che è stata contestata con proteste dal fronte del no.
La percentuale dei sì è stata del 54,1%. Il no è prevalso sulle linee di montaggio, gli impiegati hanno ribaltato il risultato.Il referendum, infatti, ha preso la direzione del sì quando è stato scrutinato il seggio degli impiegati dopo il vantaggio del no accumulato nei quattro reparti montaggio, tradizionali roccaforti della Fiom. La vittoria del sì non è, comunque, così netta come nelle previsioni. Nei giorni scorsi, i sindacati firmatari dell’accordo separato avevano ipotizzato una percentuale tra il 70 e l’80%, superiore a quella raccolta per il referendum a Pomigliano d’Arco che era stata del 63,2%. Tanto che c’è qualcuno che parla di “sconfitta di Marchionne”.
A Mirafiori Fiat e Chrysler costituiranno una joint-venture per la produzione di vetture Alfa Romeo e Jeep. Dalle linee produttive della storica fabbrica Fiat uscirà l’erede della 159, la nuova Alfa Romeo Giulia, che sarà esportata dal 2012 anche negli Usa. Sarà realizzata sul pianale Fiat della Giulietta, ma nella versione C-wide modificato insieme con i tecnici Chrysler per potersi adattare anche alle vetture americane. Sulla stessa piattaforma, infatti, sarà sviluppata una nuova Jeep di taglia media, più piccola di Cherokee e Grand Cherokee, che dalla fine del 2012 prenderà il posto delle attuali Patriot e Compass. Anche il nuovo modello della Jeep sarà prodotto a Mirafiori.
L’investimento sarà superiore al miliardo di euro, ripartito in misura proporzionale tra Fiat e Chrysler in relazione ai volumi di produzione. L’obiettivo è assemblare 250-280mila automobili l’anno, ovvero 1.000 al giorno, la maggiore parte dedlle quali destinate ai mercati mondiali. (ore 06:45)
Le dichiarazioni di John Elkann e Sergio Marchionne.
Torino – A margine del risultato del referendum degli operai di Mirafiori il presidente della Fiat, John Elkann, ha dichiarato: <<Sono grato a chi ha avuto fiducia nel futuro e nella Fiat: la loro scelta apre nuove prospettive per tutte le donne e gli uomini che lavorano in fabbrica a Mirafiori. Ha prevalso la volontà di essere ancora in gioco: dimostreremo che in Italia è ancora possibile costruire grandi automobili capaci di farsi apprezzare nel mondo. Ora bisogna archiviare le polemiche e le contrapposizioni, affrontando le sfide che abbiamo davanti in modo costruttivo. Per parte mia, ribadisco il pieno e convinto sostegno della mia famiglia>>.
L’amministratore delegato Sergio Marchionne ha rialasciato una lunga dichiarazione: <<Siamo lieti che la maggioranza dei lavoratori di Mirafiori abbia compreso l’impegno della Fiat per trasformare l’impianto in una fabbrica di livello internazionale. Siamo lieti perché con il loro voto hanno dimostrato di avere fiducia in sé stessi e nel loro futuro. Non hanno scelto soltanto di dire sì ad una nuova possibilità per Mirafiori, quella di lavorare e competere tra i migliori. Hanno scelto di prendere in mano il loro destino, di assumersi la responsabilità di compiere una svolta storica e di diventare gli artefici di qualcosa di nuovo e di importante.
In un Paese come l’Italia, che è sempre stato legato al passato e restio al cambiamento, e il referendum di ieri in parte lo ha dimostrato, la scelta di chi ha votato sì è stata lungimirante. Rappresenta la voglia di fare che si oppone alla rassegnazione del declino. Rappresenta il coraggio di compiere un passo avanti contro l’immobilismo di chi parla soltanto o aspetta che le cose succedano.
Sono sempre stato molto orgoglioso di quello che Mirafiori rappresenta per la Fiat, come custode della tradizione industriale della nostra azienda e del nostro Paese, e anche per quello che ha dimostrato di saper fare. Mirafiori e la gente che ci lavora non si è fatta scoraggiare quando, nel 2004, erano in tanti a profetizzare la fine e la chiusura dell’impianto. Insieme abbiamo strappato lo stabilimento alla desolazione, abbiamo ridato dignità e prospettive alla fabbrica.
La maggior parte delle nostre persone non si sono fatte condizionare dalle tante accuse che ci sono piovute addosso, dagli attacchi che sono stati fatti in modo strumentale sulla loro pelle, ma hanno scelto di stare dalla parte di chi si impegna, di chi intende mettere le proprie qualità e la propria passione per fare la differenza. Questa è la migliore risposta alle bugie e alle esasperazioni degli ultimi mesi.
Dicendo sì all’accordo, hanno chiuso la porta agli estremismi, che non portano a nulla se non al caos, e l’hanno aperta al futuro, al privilegio di trasformare Mirafiori in una fabbrica eccellente.  Mi auguro che le persone che hanno votato no, messe da parte le ideologie e i preconcetti prendano coscienza dell’importanza dell’accordo che salvaguarda le prospettive di tutti i lavoratori.
Il piano per questo stabilimento è molto ambizioso. La società che verrà costituita tra Fiat e Chrysler ci permetterà di installare a Mirafiori una nuova piattaforma per costruire suv di classe superiore, sia per il marchio Jeep sia per l’Alfa Romeo, da esportare in tutto il mondo, compresi gli Stati Uniti. Questo ci consentirà di raggiungere un livello di produzione molto elevato, fino a 280mila unità l’anno, aprendo anche la strada ad una possibile crescita dell’occupazione.
L’accordo che rappresenta la base per realizzare tutto ciò – quell’accordo che è stato al centro di così tante polemiche – serve solo a far funzionare meglio la fabbrica, senza intaccare nessun diritto. Non penalizza i lavoratori in nessun modo e mantiene inalterate tutte le condizioni positive che sono previste non solo dal contratto collettivo ma anche da tutti i trattamenti che la Fiat nel tempo ha riconosciuto alle proprie persone.
L’organizzazione del lavoro è in realtà la stessa che a Mirafiori si sta sperimentando da più di due anni e che tiene conto del grado di affaticamento dovuto al tipo di lavoro svolto. L’introduzione dei 18 turni comprende quello del sabato sera che è il più disagiato. Per questo abbiamo concordato che, pur essendo sempre retribuito, venga effettuato solo se c’è una reale necessità e che comunque, in questo caso, sia pagato come straordinario. Il pieno utilizzo dei 18 turni permetterà, inoltre, di aumentare i salari di circa 3.500 euro l’anno.
Abbiamo anche tenuto conto di un’altra esigenza, relativa al lavoro straordinario. Sapendo che non sempre una persona può essere disponibile, abbiamo previsto la possibilità di sostituire fino al 20% dei lavoratori che non possono fare straordinari. Rivedere il sistema della pause, inoltre, riducendole a 30 minuti e monetizzando la differenza, ci permette di adeguarci a quello che succede nelle fabbriche del resto d’Europa e del mondo.
Per quanto riguarda la questione delle malattie, su cui si sono dette tante assurdità, l’accordo prevede semplicemente di monitorare il tasso di assenteismo, per evitare eventuali abusi. Sarà una commissione congiunta con il sindacato a valutare caso per caso il non riconoscimento dell’indennità a carico dell’azienda.
La verità è che questa clausola serve soprattutto a richiamare l’attenzione sul problema, a smuovere le coscienze e il senso di responsabilità e mi auguro che non venga mai applicata.
Infine, abbiamo semplificato le voci retributive, cosa che porterà maggiore chiarezza nel leggere la busta paga ed avrà anche un effetto positivo sul salario in caso di lavoro straordinario o turnazione, perché le maggiorazioni verranno applicate sulla paga base, che è più elevata rispetto agli attuali valori del minimo contrattuale.
Come la maggior parte delle nostre persone ha compreso, non c’è nulla di eccezionale nell’accordo per Mirafiori, se non l’occasione di rilanciare la fabbrica, di darle il ruolo che merita sulla scena internazionale.
Le critiche che abbiamo ricevuto sono state ingiuste e spesso frustranti.  Quando vedi che i tuoi sforzi vengono mistificati, a volte ti chiedi se davvero ne valga la pena. La maggioranza dei lavoratori di Mirafiori ha detto che vale sempre la pena di impegnarsi per costruire qualcosa di migliore.
(ore 16:00)
Federauto, ha vinto l’Italia non solo la Fiat
Roma –  <<L’Italia ha vinto di stretta misura. L’Italia, non la sola Fiat, né tantomeno una parte dei lavoratori di Mirafiori>>. E’ il commento a caldo sull’esito del referendum di Mirafiori di Filippo Pavan Bernacchi, presidente di Federauto, l’associazione che rappresenta i concessionari di tutti i marchi commercializzati in Italia, e di Acif, l’associazione dei concessionari italiani Fiat. <<Anzi, di più. Questa vittoria avrà ricadute positive su tutto il mondo della distribuzione automobilistica e sull’indotto. Ricordo che in Italia, questo settore, direttamente o indirettamente, dà lavoro a quasi 1.000.000 di persone>>.
Il presidente di Federauto ha aggiunto: <<Ricordo a tutti, se ce ne fosse bisogno, che il “no” avrebbe decretato la morte dello storico stabilimento torinese, perno di tutta la filiera automobilistica italiana. Sarebbe stato un delitto prima di tutto per i lavoratori, ma poi, credetemi, per l’Italia intera. Capisco anche le ragioni di chi ha manifestato delle perplessità e le rispetto. C’è sempre paura quando qualcuno ci chiede di cambiare le nostre abitudini, specie se lavorative. Però per competere sul mercato del lavoro mondiale non c’erano alternative, bisognava riscrivere le regole italiane, pena lo spostamento all’estero della produzione. Delocalizzazione già posta in essere da migliaia di imprenditori sul territorio nazionale, che sta impoverendo la nostra nazione. E molti hanno delocalizzato perché rimanere in Italia voleva dire portare i libri in Tribunale, cioè fallire. Viviamo in una sorta di perenne “concorrenza sleale” da parte di alcuni Paesi che, sciaguratamente, non applicano le nostre regole di tutela dei lavoratori, di sicurezza degli stessi e contro l’inquinamento ambientale, o elargiscono stipendi irrisori. Con questo non voglio dire che dobbiamo uniformarci a loro, sarebbe un imbarbarimento inconcepibile, solo che dobbiamo combatterli rendendoci più competitivi>>.
Conclude, Filippo Pavan Bernacchi: <<La vicenda Fiat non è uno scontro imprenditori contro dipendenti, “padroni” contro “operai”, ma di “sistema paese” contro “concorrenza sleale”. È per questo che gli imprenditori puliti, che si alzano la mattina e operano rispettando le regole e pagando le tasse, e i dipendenti puliti, che lavorano con impegno, che danno il loro massimo, che sputano sangue con mille sacrifici, qualunque sia la loro mansione, perché ognuna ha la sua grande dignità, dovrebbero smettere di azzannarsi e capire che il “nemico” vero è la globalizzazione. E che, per contrastarla, bisogna allearsi: politici-aziende-imprenditori-sindacati-lavoratori. Perché l’Italia deve, in primis, salvaguardare il bene più prezioso: il lavoro. Senza lavoro non c’è futuro, e vale per tutti perché facciamo parte dello stesso ecosistema. Ieri, con il referendum di Mirafiori, sembrerebbe che un passo importante in questa direzione sia stato fatto>>. (ore 19:00)