Roma – Quando si è in tempi di crisi un po’ tutti devono rassegnarsi a “tirare la cinghia”. Così è anche per Le Ferrovie. Il Gruppo guidato da Mauro Moretti, infatti, si prepara ad una drastica riduzione dell’offerta col nuovo orario estivo, operativo tra due settimane, e, più in generale, nel corso del 2008.
Ma non è tutto, la stretta comporterà inoltre la chiusura definitiva di 27 biglietterie tradizionali – quelle col ferroviere in carne ed ossa per intenderci… – vittime di Internet, delle prenotazioni online e delle macchinette automatiche. La scure cadrà anche sul cargo in crisi che mette a rischio la sopravvivenza del gruppo: gli impianti scenderanno da 314 a 198.
Ovviamente i motivi sono sempre i soliti: in un’azienda come Ferrovie dello Stato oberata da perdite rilevanti anche se in forte diminuzione, grazie al lavoro di limatura delle uscite e l’accettazione di ulteriori sacrifici da parte delle maestranze: il rosso è infatti passato dai 2,1 miliardi del bilancio 2006 ai 400 milioni del 2007 pari a 1,7 miliardi in meno in dodici mesi. Non ci sarà speranza di vedere i famosi “mille treni nuovi per i pendolari” viaggiare sulla linea ferroviaria nazionale se a Fs non arriveranno risorse promesse dallo Stato: niente treni nuovi quindi.
<<Se lo Stato non da soldi per le Ferrovie si profila un rischio Alitalia – ha detto Moretti – Se con lo Stato non si può avere un rapporto chiaro ed esigibile per i pagamenti. Se lo Stato non dà i soldi per pagare i servizi pubblici noi entriamo in una situazione di difficoltà, ci dicano quanti soldi ci sono e sulla base di quelli faremo i servizi nuovi, a partire da quelli locali>>. Moretti ha ricordato che con gli 80 milioni erogati dal governo precedente, si è andati avanti fino a Marzo di quest’anno ma mancano all’appello ancora 250 milioni.
<<Se non li avremo, parleremo con le Regioni per capire quali sono i servizi da tagliare, non abbiamo un termine, un’ora x per tagliare i servizi. Nella liberalizzazione europea – ha detto l’ad di Fs – un’impresa ferroviaria come la nostra non può rimanere solamente in Italia, deve guardare fuori dai propri confini come fanno le ferrovie tedesche e francesi. Lo abbiamo fatto in maniera potente per le merci: 33 miliardi di tonnellate/chilometro realizzate quest’anno sono un record nella storia per le ferrovie italiane. Ben sette di questo, sono state effettuate dalla controllata Tx. Nel settore merci ci siamo internazionalizzati – ha proseguito Moretti –ed è la strada per poter far sì che il disastro delle merci, 650 milioni di perdite su un miliardo di fatturato, venga a ridursi; quest’anno abbiamo dimezzato le perdite e dobbiamo nel giro di due anni arrivare al pareggio. Lo dobbiamo fare anche nel settore passeggeri. Il mercato dell’ Alta velocità sarà la rete fondamentale di collegamento delle grandi città europee domani, quindi noi dobbiamo starci dentro, non lavorando solo tra Milano e Roma ma anche tra Amburgo, Amsterdam, Bruxelles e Parigi, così come faranno tutti gli altri>>.
Infine, il nodo tariffe per il quale Moretti ha ribadito che a deciderle non è la compagnia ma il Governo.
Certo è che gli abbonamenti costano meno di un caffé: <<Abbiamo livelli di abbonamenti che per una famiglia che non riesce ad arrivare alla fine del mese sono un dramma di per se’, ma 50 euro per andare tutti i giorni su 80 chilometri…, neanche il caffè – ha sottolineato Moretti – I costi dei treni sono a questo livello. Neanche, a livello di abbonamento di autobus>>. 
Ma i sindacati non si arrendono: serve uno sforzo in più, dicono, anche se giudicano il lavoro di Moretti, giudicato per molti versi in modo positivo, <<non può più prescindere dal rilancio, dalla volontà di servire al meglio anche le zone disagiate del nostro Paese – ha spiegato Giovanni Luciano, segretario nazionale Ferrovie della Fit Cisl – altrimenti il servizio pubblico sparisce. L’Italia – aggiunge – è una Repubblica fond