Torino – Il prelievo fiscale sulla filiera automotive nel 2010 si attesta a oltre 67,8 miliardi di euro. A fronte di una contrazione del totale delle entrate tributarie nazionali dell’1% dal 2009 al 2010, il gettito proveniente dal settore, secondo le stime elaborate da Anfia, è cresciuto dell’1,2%, raggiungendo una quota sul gettito complessivo calcolato secondo il criterio di cassa pari al 16,6% contro il 16,2% di un anno fa.
<<La pressione fiscale sul comparto continua a lievitare – ha commentato Eugenio Razelli, presidente di Anfia – e in termini di incidenza sul PIL si mantiene al livello più alto tra i principali Paesi europei: 4,4% contro una media del 3,8%. Inoltre, nonostante il momento di evidente difficoltà, i numerosi provvedimenti introdotti e annunciati durante l’anno in corso gettano le basi per un ulteriore rincaro della fiscalità. Per gli automobilisti e per la filiera, diventati il ‘bancomat’ dell’erario, la situazione è insostenibile ora che la disponibilità della ‘carta’ è praticamente esaurita.
In un quadro di continui rincari dei prezzi dei carburanti e delle polizze assicurative, abbiamo dapprima assistito ad un aumento delle accise sui carburanti: +7,3% per la benzina e +9,7% per il gasolio diventati effettivi dal 1° luglio. Poi, con il decreto legislativo sul federalismo fiscale, sono stati disposti un’ipotesi di riordino dell’Ipt, tassa esistente solo in Italia, con una rimodulazione delle tariffe parametrata alla potenza e alla portata dei veicoli, e un incremento fino a 3,5 punti dell’aliquota dell’imposta provinciale sull’RC auto. In ultimo, il superbollo: l’addizionale erariale della tassa automobilistica per le vetture di potenza superiore a 225 kw introdotta con la manovra finanziaria 2011.
Di fronte a tutto questo, affermiamo la necessità di riportare la mobilità, elemento chiave per lo sviluppo economico del Paese nei confronti della quale, tuttavia, da oltre 20 anni manca una politica di investimenti, al centro dell’attenzione delle istituzioni, impegnandoci a far sì che il federalismo fiscale non comporti ulteriori aggravi o complicazioni del sistema di tassazione, facendo in modo che una buona parte del gettito fiscale possa essere reinvestito nel settore, a partire dalla rete infrastrutturale, e lavorando sulle voci di spesa relative alla gestione dell’autovettura per mantenere la mobilità accessibile, ad esempio con l’adozione di nuove tecnologie per abbassare i costi, per esempio dell’assicurazione, e ridurre la congestione del traffico, diminuendo i consumi>>.
Nella ripartizione del prelievo calcolata sui diversi momenti impositivi del “ciclo di vita contributivo” degli autoveicoli, si conferma al primo posto la quota di tassazione derivante dall’utilizzo dell’autoveicolo nel corso dell’anno, per un valore di 52,6 miliardi di euro, pari al 77,5% del gettito complessivo proveniente dal comparto. Questa voce risulta in crescita del 3,1% rispetto al 2009 (51 miliardi, pari al 76,2% del gettito complessivo del settore) per effetto dell’aumento dei prezzi dei carburanti, dell’incremento dei prezzi e dei consumi dei lubrificanti, e del maggior gettito Iva sugli interventi di manutenzione e riparazione e sull’acquisto di ricambi, accessori e pneumatici.
Al secondo posto troviamo la quota di contribuzione al momento dell’acquisto dell’autoveicolo, data dal versamento dell’Iva e dell’Ipt (Imposta Provinciale di Trascrizione), pari al 12,7% per un totale di 8,64 miliardi di euro. Questa voce ha subito un calo dell’8,8% rispetto al 2009 a causa della pesante flessione delle immatricolazioni di autovetture nel 2010 (-9,2%) e di una variazione nel mix delle vendite che ha visto ridimensionare la quota di vetture nuove intestate a privati a favore di un aumento delle immatricolazioni intestate a società e di quelle a noleggio.
Infine, il possesso dell’autoveicolo rappresenta una quota del 9,7%: 6,61 miliardi di euro derivanti dalla tassa di possesso, il cosiddetto “bollo auto”, che risulta in crescita dell’1,7% rispetto al 2009 per effetto dell’aumento del numero di autoveicoli circolanti (+1,1%): circa 380.000 autovetture in più e oltre 55.000 altri autoveicoli leggeri e pesanti in più rispetto al 2009.
Dal confronto con gli altri 4 principali mercati europei (Francia, Germania, Regno Unito e Spagna), considerando i più recenti dati disponibili, riferiti al 2009, l’incidenza del gettito fiscale della filiera automotive italiana sul Pil rimane la più  elevata: 4,4% contro una media del 3,8%.
Entrando nel dettaglio del “ciclo di vita contributivo” degli autoveicoli, in fase di immatricolazione sono stati versati al Fisco nel 2010 circa 7,50 miliardi di euro risultanti dal pagamento dell’Iva e dei diritti di motorizzazione. Questa voce ha subito un calo del 9,6% rispetto al 2009.
Il gettito derivante dalla riscossione dell’Ipt, invece, risulta diminuito del 2,8% rispetto al 2009 per un totale di 1,14 miliardi di Euro. Questo calo è dovuto alla riduzione delle pratiche svolte, conseguente alla flessione complessiva dei volumi di immatricolato nuovo (-8% circa) e usato (-0,6%) considerando tutte le categorie di autoveicoli.
Quanto alle voci di contribuzione relative all’utilizzo dell’autoveicolo, il gettito fiscale sui combustibili ha segnato un incremento dell’1,2%: 30,39 miliardi di euro rispetto ai 30,03 del 2009. Una variazione determinata dall’andamento crescente dei prezzi alla pompa durante l’anno – a sua volta derivante dalle quotazioni internazionali petrolifere, mediamente in crescita di oltre il 25% sia per la benzina che per il gasolio, pur a fronte di un calo complessivo dei consumi di carburanti per autotrazione dell’1,3% sull’anno precedente (-5,8% per la benzina e -0,4% per il gasolio; +11,6% per il Gpl e +13,2% per il metano).
Il prelievo fiscale relativo ai lubrificanti nel 2010 ha registrato una crescita del 5,8% passando da 0,88 a 0,93 miliardi di euro. Questo trend deriva sia dall’aumento dei consumi, pari al 3,5% sul 2009, sia all’aumento dei prezzi al consumo, pari al 2,3% rispetto al 2009 secondo la rilevazione Istat.
Cresce anche il gettito Iva relativo a manutenzione e riparazione degli autoveicoli e all’acquisto di ricambi, accessori e pneumatici, in rialzo del 3,3% rispetto al 2009 per un valore complessivo stimato in 10,6 miliardi di euro.
Oltre alla crescita dei prezzi degli interventi di manutenzione e riparazione (+3% secondo Istat), hanno inciso su questo trend anche altri fattori. Se è vero, infatti, che l’evoluzione tecnologica ha determinato un allungamento degli intervalli di manutenzione, offrendo vetture sempre più affidabili, sicure e meno inquinanti, la maggiore complessità del prodotto in alcuni casi ha reso più costosi gli interventi di officina. A ciò si aggiunge il maggior rigore nei controlli su sicurezza e impatto ambientale in sede di revisione dei veicoli, che determina un maggior ricorso alle officine di autoriparazione, e la crescita del parco circolante di autoveicoli (+1,1%).
La voce d’imposta relativa ai pedaggi autostradali ammonta nel 2010 a 1,42 miliardi di euro, con un rialzo del 12,3% rispetto al 2009. Con la manovra per la correzione dei conti pubblici, nel secondo semestre 2010 è stato introdotto un doppio aumento dei pedaggi che in alcuni casi ha raggiunto picchi fino al 20%: quello applicato da Anas alle concessionarie, che finisce per ricadere sugli utenti, e una maggiorazione forfettaria del canone Anas nei punti di interconnessione con le tratte gestite dai privati, in attesa degli interventi di adeguamento della rete. Inoltre, i dati di traffico evidenziano per il 2010 un andamento della mobilità autostradale in lieve ripresa dopo un lungo periodo di attenuazione dei flussi dovuto alle ripercussioni della crisi economica internazionale.
Gli introiti derivanti dai premi assicurativi per Rc, furto e incendio (voce 8), risultano in aumento del 2,9% rispetto al 2009 per un totale di circa 4,05 miliardi di euro. Dopo 3 anni consecutivi di riduzione del volume premi (2007 – 2009), nel 2010 i premi RC auto sono cresciuti del 4,5%, soprattutto in virtù dell’aumento del massimale minimo obbligatorio e della revisione delle tariffe. (ore 10:00)