Torino – È stata presentata oggi la nuova edizione dell’Osservatorio sulla filiera autoveicolare italiana realizzata dalla Camera di commercio di Torino, in collaborazione con Anfia e, da quest’anno, con la Camera di commercio di Chieti. L’indagine, curata da Step Ricerche, è cominciata con un ampio lavoro di revisione e aggiornamento del data base dell’Osservatorio. Poi, basandosi su 272 questionari e sull’analisi dei bilanci di 2.489 società di capitali, è stata delineata come di consueto la situazione della filiera italiana nel 2011 e nei primi mesi del 2012, considerata nell’articolato contesto internazionale.
<<Il periodo storico che stiamo vivendo ci pone di fronte a sfide di notevole complessità, e questo è particolarmente vero nell’industria dell’auto: le sorti dei singoli territori, regionali o nazionali, dipendono non solo dalle decisioni locali, ma anche da scelte politiche e di investimento prese a migliaia di chilometri di distanza – ha commentato Alessandro Barberis, presidente della Camera di commercio di Torino – La perdita di quasi mezzo milione di autoveicoli assemblati in Italia dal 2007 ha avuto inevitabili conseguenze sulla filiera italiana, ma i dati del 2011 mostrano alcuni segnali di recupero verso i livelli pre-crisi. Due terzi delle imprese campione hanno resistito all’onda della crisi perché sono stati capaci di intercettare le opportunità offerte soprattutto dal mercato internazionale. Registriamo infatti con l’Osservatorio tre chiavi di lettura positiva: la tensione verso l’export, dove si distinguono le imprese piemontesi, quella verso l’innovazione e quella verso le collaborazioni fra imprese>>.
<<Pur non essendo ancora riuscita a recuperare interamente il calo di fatturato avvenuto nel 2009,
la filiera italiana della componentistica ha vissuto un 2011 sostanzialmente positivo – ha dichiarato Mauro Ferrari, presidente del Gruppo componenti Anfia – grazie, ancora una volta, alla sua vocazione internazionale: un export che vale oltre 19 miliardi di euro, in crescita del 16% sul 2010, e un saldo positivo della bilancia commerciale di oltre 7 miliardi di euro, (quasi il 26% in più rispetto al 2010), che supera i 6,8 miliardi del periodo pre-crisi. Un settore che rappresenta, da solo, oltre il 5% delle esportazioni italiane e che investe in ricerca e sviluppo una percentuale doppia rispetto a quella del resto dell’industria italiana. Non vorrei, però, che i risultati positivi passati ci facessero illudere sul futuro. Nel nostro Paese dobbiamo rispondere ad una domanda fondamentale, ciascuno prendendo la propria parte di responsabilità e, quindi, coscienza delle azioni necessarie per il domani: vogliamo che l’Italia sia il Paese che risolve, da solo, il problema della sovraccapacità produttiva europea nel settore automobilistico? Se così fosse, la strada che abbiamo imboccato – con meno di 500.000 vetture all’anno prodotte nel nostro Paese, contro 1.900.000 della Francia e 5.800.000 della Germania – non può che portarci ad un’ulteriore e forse completa marginalizzazione del comparto in Italia. Lo stesso vale anche, nel medio termine, per la componentistica. Non è realistico, infatti, pensare che in assenza di un costruttore importante possa
esistere, nel nostro Paese, una componentistica importante>>.
In un quadro macroeconomico che nel 2011 ha registrato una crescita del Pil mondiale (+3,8% rispetto al 2010), anche la produzione di autoveicoli ha avuto una variazione positiva (+3,2%), che ha consentito di raggiungere la soglia degli 80 milioni di unità prodotte. Nel suo complesso, la produzione europea cresce del 6,6%, mentre quella italiana scende del 5,7%.
I produttori italiani di componenti, servizi di ingegneria e design, parti e sistemi per auto, nel 2011 hanno fatturato 41,8 miliardi di euro, impiegando 179 mila addetti (-5,1% nei confronti dell’anno precedente). Sono 898 le società di capitali attive nella filiera autoveicolare con sede in Piemonte. Nel 2011 queste hanno fatturato poco meno di 19 miliardi di euro (il 45,2% del dato nazionale), occupando più di 94 mila addetti (-4,3% rispetto al 2010). I ricavi totali della filiera nazionale sono cresciuti del 3,5%, compiendo un altro passo verso il recupero dei livelli pre-crisi. Le imprese piemontesi hanno avuto un incremento dei fatturati pari al 2,3%. I risultati positivi sono in gran parte dovuti alla capacità che le nostre imprese hanno di esportare.
Il 77% delle imprese del campione nazionale (84% quelle del campione piemontese) è riuscito a esportare, tanto che l’incidenza dei ricavi provenienti da oltre confine sul fatturato totale di filiera è stata del 57% (47,2% per i piemontesi: i due dati non sono contradditori perché le piemontesi hanno più legami con l’estero, ma nello stesso tempo le commesse nazionali di Fiat possono avere un peso tale da contro-bilanciare gli introiti dall’estero).
Il trend positivo è confermato dai dati Istat, che quantificano il valore delle esportazioni italiane di parti e componenti in 19,1 miliardi di euro. Un livello mai toccato finora, in crescita del 16% rispetto al 2010. Nel 2011 crescono anche le esportazioni dei componentisti piemontesi, anche se meno rispetto al resto d’Italia, esportazioni che valgono circa 7,5 miliardi di euro, quasi il 40% del dato nazionale.
Parallelamente cala la dipendenza da Fiat: nel campione intervistato gli esportatori sono ormai più numerosi di coloro che forniscono il gruppo torinese, sia in Piemonte (dove l’84% delle imprese esporta e il 79% è fornitore, diretto o indiretto, del Gruppo Fiat) che nel resto d’Italia (il 70% esporta, il 55% fornisce Fiat).
Per ultimo segnaliamo l’importanza di altre fonti di ricavi, come le produzioni per i veicoli commerciali, industriali e autobus (il 68,5% del campione nazionale è attivo in questo mercato; il 65,7% di quello piemontese) e per il mercato del ricambio (più del 62% dei rispondenti produce per l’aftermarket), mentre il 28,4% del campione deve almeno un quarto del proprio fatturato a prodotti non legati al settore auto motive.
Nel 2011 il Pil mondiale è cresciuto del +3,8%, a fronte del +5% del 2010. Anche la produzione di autoveicoli ha fatto registrare una variazione positiva (+3,2%), con 80 milioni di unità prodotte, ma inferiore rispetto al +25,7% del 2010. Dopo anni di perdite di quote di mercato, i Paesi di più antica industrializzazione hanno fatto segnare variazioni maggiori o in linea con la media mondiale: +10,6% il Nafta (l’area di libero scambio nordamericana); +3,5% l’Europa occidentale. L’espansione della produzione autoveicolare ha riguardato l’intero continente americano (+3,2% il Sud America, grazie soprattutto all’Argentina, +15,7%), così come quello europeo, dove i membri più recenti dell’Unione hanno accresciuto i volumi prodotti del 3,3%. Spostandosi ai confini dell’Europa, si osserva come i Paesi che non fanno parte del mercato unico (Russia e Turchia in particolare) abbiano compiuto un altro passo verso il pieno sviluppo delle loro industrie con un +26,2% di crescita media della produzione.
L’unico dato negativo giunge dall’Asia: -0,7%. Qui le difficoltà del Giappone in seguito al terremoto dell’11 marzo 2011 (-12,8%), si sono sommate a una decelerazione del motore cinese (+0,8%) che ha tirato il fiato dopo anni di incentivi e investimenti massivi.