Imperativo categorico: vendere. Ma a chi?

Imperativo categorico: vendere. Ma a chi?

Il riscontro delle vendite di luglio negli Usa ha avuto l’effetto devastante di un meteorite piombato improvvisamente in un centro abitato, come si vede in molti film catastrofici. Effetto devastante perché gli analisti, a dimostrazione che le sparano senza prendere la mira, non avevano previsto che General Motors subisse un -6,4% e Ford -4%, dati peggiori delle attese. Delle Big Three di Detroit solo Chrysler Group ha continuato, per il 28mo mese consecutivo, nel trend col segno positivo facendo registrare un +13% con effetti benefici sul consuntivo generale di Fiat Automobiles Group che se non fosse stato ancora per la partner nordamericana avrebbe registrato un rosso pauroso.
In Europa il mercato dell’auto ha registrato la nona flessione consecutiva. Il clima di sfiducia dei consumatori e delle imprese rimane forte, specialmente nei Paesi più colpiti dalla crisi dell’Eurozona, ovvero Spagna, Italia e Francia. I concessionari di auto sono allo stremo delle forze ed inascoltati rimangono le ripetute richieste di Sos lanciate da Federauto, l’associazione che in Italia raggruppa i concessionari di tutte le marche nazionali ed estere (commerciali, industriali e autobus compresi), un comparto che occupa, con l’indotto, 1.200.000 addetti, partecipa al gettito fiscale nazionale per il 16,6% e ha un fatturato pari allo 11,4% del Pil. Filippo Pavan Bernacchi, presidente di Federauto, evidenzia una volta di più <<prendo atto di quanto dichiarato dal presidente Monti e cioè che “siamo fuori dal tunnel”, ma rimarco che per l’automotive è esattamente il contrario, anche grazie al Governo tecnico. La crisi dell’Europa, quella italiana, la fiducia dei consumatori ai minimi, la disoccupazione ai massimi, come pure la pressione fiscale che uccide i contribuenti onesti, frenano i consumi. Per gli autoveicoli è ancora peggio perché il Governo Monti, spinto dalla necessità di fare cassa subito, ha aumentato le accise sui carburanti, i bolli, i pedaggi autostradali, ha varato il superbollo per le auto prestazionali. E l’Iva, che su un telefonino vale pochi spiccioli, sulle auto pesa mediamente 220 euro per ogni punto percentuale>>.
I costruttori da parte loro per resistere in un mercato europeo caratterizzato da scarsa domanda e alti costi produttivi, reagiscono con strategie diverse.Peugeot-Citroen ha chiuso Aulnay, fabbrica storica del Gruppo Psa, 3.000 dipendenti. <<Chi chiude prima da una mano agli altri>>, ha commentato Marchionne. Ed ora si teme l’effetto domino che potrebbe contagiare Opel e Fiat, nonostante il Lingotto abbia confermato che gli stabilimenti italiani non corrono rischi (ma la cassa integrazione imperversa anche nella fabbrica della Panda) per la necessità di riallineare le capacità produttive al trend del mercato continentale. Il Gruppo Volkswagen come mai ricorre agli sconti. Bilanci okay: ma non è tutto oro quel che luccica.

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